VEDI ANCHE |
|||||||||||||||||||||||||
Biografilm Festival 2009 "Chevolution" di Luis Lopez e Trisha ZippEl Guerrillero Heroicodi Marta Martina Genesi e popolarità. Presentato in anteprima italiana al Biografilm Festival (in programma a Bologna dal 10 al 15 giugno), Chevolution, diretto da Luis Lopez e Trisha Zipp, è il documentario sull’immagine della storia. Con barba, capelli lunghi e basco.
C’è un giovane ragazzo a bordo di un chopper sul lungomare de L’Havana. Indossa la faccia di Ernesto "Che" Guevara. Il regista gli chiede qualcosa su quel volto famoso. "E’ l’inventore del mojito" conclude il malcapitato, fuori dal mondo. Inizia così il documentario appassionante e precisissimo sulla fortuna che la foto di Alberto Korda ha avuto nel corso degli anni. E’ un luogo consolante della cosiddetta cultura pop; la sicurezza che in qualsiasi mercatino, che sia ad Oslo o a Bali, ci sarà sempre una maglietta del Che, del Guerrillero Heroico, dell’uomo che in sella alla sua Poderosa, partì dall’Argentina e arrivò sino a Cuba por la revolucion. Si inizia con gli strafalcioni, con le strane credenze che aleggiano sull’icona Che Guevara, s’inanellano le immagini più strane del suo volto sui pacchetti di sigarette, sui calzini per i neonati, sui perizoma delle ragazze, sulle bandiere pacifiste. Ma prima di arrivare alla degenerazione necessaria che spetta ad ogni immagine sicura e decisa della sua essenza, Chevolution (al Biografilm Festival di Bologna in anteprima italiana, dopo esser stato visto al TriBeCa di New York), ci regala inattese notizie sulla vita di Alberto Korda, su come e dove è stata scattata LA foto, l’unica vera immagine riconoscibile del Che, il suo logo. Alberto Korda era un fotografo di moda. Un uomo abituato ad estrarre la bellezza dalle coordinate spazio temporali. Un uomo che aveva vissuto l’epoca di Batista (rovesciato da Fidel Castro ed Guevara) e che aveva fotografato il "bordello" degli yankees (così veniva definita Cuba prima dell’arrivo del Comandante) in tutte le sue sfumature e declinazioni da fiesta. Con l’arrivo degli ideali castristi, era divenuto un seguace del Che e di Fidel, e nei due leader sporchi di fango, aveva intuito una potenza iconica folle. Intanto scoccava il 1960. La guerra fredda al culmine, e una nave carica d’armi in viaggio dal Belgio esplose a Cuba appena arrivata in porto facendo una strage. Una folla oceanica partecipò ai funerali. Quel giorno Korda con la sua Leica riuscì a "rubare" due scatti del Che presente sul palco. Due immagini praticamente identiche, che il giornale il giorno non pubblicò. Lo scarso appeal cronachistico (era, appunto un’immagine slegata dal contesto) era del tutto bilanciato dall’aura mitica. Ernesto Guevare guardava un popolo ferito, non un unico uomo. E il suo sguardo pieno e denso di dolore diventa la bandiera di tutti i ribelli mondiali. Non adatta ad un quotidiano, perfetta per un mito. Attraverso i luoghi tipici del documentario di ricostruzione, i due registi assemblano una serie di interviste (la figlia di Korda, gli amici di Alberto Granado - l’uomo con cui il Che fece il mitico viaggio in motocicletta - attori come Gael Garcia Bernal e Antonio Banderas i musicisti dei Rage Against The Machine) e ci conducono nei meandri della diffusione planetaria di un’icona svuotata e riempita a piacimento (dai Simpons a South Park, da Jean Paul Gaultier a Topolino o Monna Lisa). Un percorso critico che mette insieme il discorso sul copyright (la diffusione è merito di Feltrinelli. Korda non ha mai visto un pesos per la diffusione dell’immagine. E’ dal 1990 in poi che i suoi legali valutano i contesti più appropriati in cui l’immagine del Che può essere adottata). Da icona ribelle a testimonial del capitalismo. Una slogatura necessaria che lo ha condotto ad essere un simbolo pacifista, anche se predicava la guerriglia armata. Interessante e forse sconosciuto ai più, il lavoro dell’illustratore Jim Fitzpatrick, colui che ne cambiò per sempre i connotatati, restituendo all’iconosfera del XX secolo l’immagine bianca, rossa e nera che tutti conosciamo. Che molti si tatuano, che parecchi sventolano e che alcuni venerano perchè pensano abbia inventato il mojito.
|
|||||||||||||||||||||||||
Applicazione SPIP | Web design HCE s.r.l. |
Registrazione al Tribunale di Venezia n.1491 del 24-09-2004 | Disclaimer | 2012 Creative Commons |





