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"Chocolat" di Joanne HarrisSolo per palati sopraffinidi Francesco Federici Dimenticate per un momento il film, un po’ patinato, che ha visto Juliette Binoche fare coppia sullo schermo con Johnny Depp. Dimenticate la leziosità di quella messa in scena, necessaria per una produzione di quel tipo e, già che ci siete, dimenticate il gusto e gli odori che avete immaginato provenire dallo schermo.
Evitando di fare in questa sede un discorso per forza di cose approssimativo sull’eterna diatriba tra cinema e letteratura concentriamoci sul lavoro letterario di Joanne Harris.
La scrittrice inglese ha esordito proprio con questo libro, per poi proseguire la carriera su toni simili (visto il grande successo che le è stato tributato) con titoli come Vino, patate e mele rosse (1999), Cinque quarti d’arancia (2000) e Profumi, giochi e cuori infranti (2004) fino ad arrivare al recente seguito di Chocolat: Le scarpe rosse (2007). Insomma un tripudio di buona cucina, sapori che stimolano il palato e buoni sentimenti. Cosa c’è oltre? Chocolat è un duetto, dove Vianne Rocher, la bella co-protagonista, si scontra con Francis Reynaud, il giovane curato, la prima, infatti, vuole assicurarsi l’accettazione da parte della comunità, il secondo la totale supremazia sulle persone del paese. Vianne viene da un passato di vagabondaggi prima con la madre, poi con la figlia, Anouk, condizionati dalla chiamata del vento, quando decide di fermarsi in un posto per dare alla figlia una stabilità a lei sempre negata. Nel periodo di carnevale, precisamente il martedì grasso, arrivano a Lansquenet-sous-Tannes, un paese nel centro della Francia, pieno di anziani bigotti sovrastati dal giovane prete e decidono di stabilirsi lì. Vianne rileva la vecchia panetteria per farci una pasticceria, La Celeste Praline, specializzata nel cioccolato, una nota di gusto che il curato non vede di buon occhio. Sarà l’inizio di una violenta contrapposizione tra il perbenismo di Reynaud e l’allegria e l’apertura di Vianne, che troverà in alcuni abitanti gli alleati fondamentali per la sua battaglia. Cosa c’è oltre? Chocolat racchiude in sé temi difficili come l’integrazione, lo scontro tra i benpensanti e chi invece ha una mente aperta, ma, se non sempre riesce a svolgere questi temi con la necessaria profondità, riesce almeno a sollevarli e in alcuni casi a far vedere le sfumature che esistono tra i due punti vista. Il lavoro della Harris è veramente un inno al cibo e al gusto e in questo sta la sua forza, che, purtroppo, viene un po’ meno, quando i temi difficili sopra citati devono essere articolati. La piacevole scrittura e la voglia di cioccolata che viene ogni volta che gli occhi si posano sul titolo, meritano comunque la lettura di Chocolat. Joanne Harris, Chocolat, Garzanti, Milano, 1998, pp. 338, euro 16,60.
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