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"Chocolate" di Prachya PinkaewBella e letaledi Nicola Cupperi Zin è una spietata gangster della banda di Numero 8, spietato boss della mala thailandese. Masashi è uno yakuza in trasferta a Bangkok. Come nelle migliori favole i due si innamorano a prima vista, e come nei migliori drammi il loro sentimento viene osteggiato dal boss di Zin. La breve ma intensa passione dei due, prima del forzato ritorno in patria di Masashi, collima con il concepimento del frutto del loro amore. Nasce Zen, una gracile bambina autistica che richiede tutte le cure, le attenzioni e l’amore possibile. Zen cresce coccolata dalla madre e dall’amico d’infanzia Moom; la ragazza passa le giornate guardando e riguardando vecchi (e nuovi, fra questi Ong Bak) film d’arti marziali.
D’improvviso Zin scopre di essere gravemente malata e di avere bisogno di costose cure. Moom, alla ricerca di una valida soluzione, scopre per caso il vecchio taccuino dei creditori della donna. Decisi a fare di tutto per la persona che li ha cresciuti, Moom e Zen optano per la carriera di riscossori; sfortunatamente non trovano terreno fertile. Oltre a rifiutarsi di pagare due adolescenti, i debitori aizzano contro i ragazzi energumeni poco amichevoli. Zen, ben decisa a ottenere i soldi per curare la madre, rivolge la sua furia contro gli aggressori e sorprendentemente si scopre capace di emulare tutte quelle mosse viste e assimilate in anni e anni di film d’azione. Numero 8, venuto a conoscenza delle scorribande dei due giovani, è deciso a porre fine alla situazione. Il tappeto rosso per uno show down in grande stile è stato steso. Ad attirare il pubblico è uno specchietto per le allodole, ma per evitare il linciaggio, o meglio la bancarotta da passaparola, è sempre meglio presentarsi con un prodotto valido dietro lo specchietto. Prachya Pinkaew, per formazione architetto ma per vocazione regista, è uno dei pezzi grossi del cinema thailandese. Produttore e regista, Pinkaew è l’artefice della recente avventura del cinema d’azione thai nelle sale di tutto il mondo essendo l’autore di film come Ong Bak e The Protector. Da uomo di grande esperienza, è in pista dall’inizio degli anni novanta, Pinkaew ha sempre avuto ben chiaro che due film di successo non impediscono un futuro fallimento: per cavalcare l’onda era necessario trovare un’idea innovativa da sviluppare. La lampadina si è accesa sulla possibilità di usare in un film di arte marziali una protagonista donna. La stessa lampadina si andava pian piano spegnendo, dal momento che la produzione non riusciva in alcun modo a trovare una protagonista adatta. Finchè Yanin Vismitananda, in arte Jeeja Yanin, esperta di taekwondo classe 1984, non è venuta a bussare alla porta di Chocolate. La protagonista, il perfetto specchietto per le allodole, è stata trovata. Da quel momento la palla passa al regista, nel tentativo spinoso di dare corpo a un’intuizione valida ma abbozzata. Il rischio di trovarsi fra le mani un lavoro finito senza arte né parte, con il solo merito di aver proposto una protagonista femminile in un ruolo insolito, c’era eccome. In più, qualora si fosse riusciti a superare anche quest’inghippo, la prospettiva di finire annichiliti nel paragone con la sfilza di precedenti filmici sarebbe stata dietro l’angolo. Miracolosamente, e fortunatamente, Chocolate è sia un film che offre ben altro oltre alla curiosità di vedere uno scricciolo in gonnella che le dà di santa ragione a omoni grossi il doppio, ed è anche un lavoro che regge ottimamente il confronto con i classici del genere. Merito di Jeeja, che semplicemente lascia a bocca aperta per tutto il tempo in cui rimane davanti alla macchina da presa, e di Pinkaew che non ci mette solo il mestiere, ma trova l’ispirazione addata a forgiare uno dei migliori lavori della sua filmografia. La pellicola riesce nell’intento, basilare per un film del genere, di intrattenere a suon di calci e pugni per un’ora e mezza buona, ma è in grado anche di rivendicare uno scheletro drammaturgico più che dignitoso, di buon impatto, solido e di grande coerenza e un impianto visivo decisamente moderno, che indulge ironicamente nella citazione e nell’autocitazione, che non affatica (semmai agevola) la visione e che si fregia di una pulizia e di una maestria tecnica rare. Il film è uscito da più di una anno (marzo 2008) in patria, ha fatto il giro dei festival internazionali e ha trovato un paio di mesi fa una limitata distribuzione negli Stati Uniti. La speranza è quella di una distribuzione italiana, visto anche il precedente spazio dato a film di minore caratura come, appunto, Ong Bak e The Protector. Nel frattempo Chocolate è sicuramente reperibile in Dvd, decisamente consigliato agli appassionati e anche a chi trova piacere nel farsi continuamente sorprendere dal cinema. Regia:
Prachya PINKAEW
Anno:
2008
Durata:
90’
Stato:
Thailand
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