“Come un’anomalia”

il cinema africano e le sue fiction

Ina, serie televisiva in quindici episodi, prodotta e girata nel Burkina Faso è una delle sorprese più interessanti del quindicesimo festival del Cinema Africano.

Basta guardarsi un po’ in giro e fare dello zapping per scoprire le decine di serie televisive, più o meno fortunate, che i nostri schermi trasmettono a tutte le ore del giorno e della notte.

E’ un’anomalia invece, scoprire che anche un paese estremamente povero come il Burkina Faso abbia prodotto, nei mesi scorsi, una fortunatissima serie televisiva in quindici episodi, che ha riscosso numerosi consensi da parte del pubblico. Ina, di Valerie Kaboré, è sorprendente nella sua semplicità e sconcertante per la modernità che porta sullo schermo. La serie televisiva a basso costo è stata acquistata anche da Canal France, ma la produttrice stessa ammette che sarà difficile vederla in onda nei circuiti tradizionali per ovvi motivi commerciali.
Ina è una ragazza comune, appena diplomata, che lotta contro il parere paterno che la vuole dietro il bancone d’un ristorante piuttosto che su un a scrivania a studiare. Alex è il suo ragazzo, laureato in economia e con difficoltà di inserimento.

C’è di tutto in questi brevi episodi: conflitti generazionali, amori che iniziano e finiscono, richieste esplicite di favori sessuali in cambio di un posticino di lavoro. Il tutto senza mai trascendere, anzi divertendo lo spettatore che talvolta si trova spiazzato dal succedersi della narrazione.

Al di là di facili sociologismi, è importante scoprire l’altra faccia di una delle nazioni più povere del mondo, della sua voglia di emancipazione e di acculturazione. Non dimentichiamo che gli stessi italiani, nella famosa era della televisione pedagogica, si vedevano istruire da sceneggiati e teleromanzi. Erano gli anni sessanta certo, e gli argomenti trattati di tutt’altra fattura, ma ugualmente importante è la portata che tali forme di narrazione rivestono nell’economia generale di una nazione e nella sua crescita.