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Con Saviano si conclude festivaletteratura: netto successo in controtendenzaSaviano al Festival di Mantovadi Bruna Alasia Cala il sipario sul dodicesimo festival della letteratura di Mantova.
Il finale, a sorpresa, vede sul palco del Teatro Sociale, stracolmo come ogni altro luogo della manifestazione, Roberto Saviano, che nel filone della letteratura d’impegno civile - aperto negli anni sessanta dall’autore di Banditi a Partinico, il poeta candidato al nobel Danilo Dolci - ha riproposto al mondo con Gomorra il tema drammatico di camorra e mafia nel nostro paese. Altissimo l’interesse, visto che il libro di Saviano ha venduto quasi due milioni di copie e il film omonimo di Matteo Garrone è stato insignito del Gran Prix al festival di Cannes. Lo scrittore, che vive sotto scorta e non riesce ad affittare un appartamento, accolto con gli onori delle grandi star, ha spiegato a un pubblico ricettivo come venga utilizzata l’informazione sul territorio dai boss camorristi. Un festival all’insegna dell’impegno e della cultura che ha visto la presenza, in questa fascinosa città di provincia, di oltre ottantamila spettatori – 57 mila i biglietti venduti - il dieci per cento in più dello scorso anno. Un bilancio in attivo anche grazie al favore riscosso dalle iniziative nuove, i cosiddetti “comizi” durante i quali si leggono in piazza testi di autori di tutti i tempi su temi come libertà, giustizia, conoscenza, amore. Apparentemente Mantova contraddice i luoghi comuni che vogliono l’italiano teledipendente, analfabeta di ritorno, interessato solo alla superficie delle cose e qualunquista. Come si spiega questa attenzione popolare a settori a torto considerati di nicchia? L’esperimento di Mantova fa riflettere proprio perché non è mondano, non è d’elite, non è una passerella di potere, vi si respira un’aria di democratica condivisione e le star sono tali se toccano il cuore con parole di buon senso. Qui si avverte il bisogno inconscio di trascendere se stessi e di fronte agli interrogativi fondamentali non si ha paura, non ci si smarrisce. Gli scrittori parlano, fanno opinione, non chiedono voti ma invitano indirettamente alla riflessione. In un momento di disincanto, in cui molti valori sono in caduta libera, la cultura e l’arte sono destinate a riempire un vuoto?
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