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"Coppi e Bartali" di Curzio MalaparteMiti su due ruotedi Alessandro Rosanò “In Italia la bicicletta appartiene a pieno titolo al patrimonio artistico nazionale, esattamente come la Gioconda di Leonardo, la cupola di San Pietro o la Divina Commedia. Ci si stupisce che non sia stata inventata da Botticelli, Michelangelo o Raffaello”. Così si apre il breve testo edito da Adelphi, nel quale sono contenuti alcuni interventi dello scrittore Curzio Malaparte, prima del Tour de France del 1949, sulla bici e soprattutto sulla storica rivalità tra Gino Bartali e Fausto Coppi.
Coppi e Bartali, Bartali e Coppi, una coppia inseparabile, tesi e antitesi, giorno e notte, due eroi del pedale, due miti, separatamente, ma soprattutto in coppia, per via di quella storica rivalità. Curzio Malaparte, nei suoi articoli, si confronta con il duello che appassionava chiunque, amante della bici e non, tra gli anni Trenta e Cinquanta. Non è una questione di politica e non si tratta solo di sport, è qualcosa di più profondo, di metafisico, un confronto tra due uomini che rappresentano due modi di essere incompatibili, due generazioni troppo differenti: uomo di fede, Bartali, uomo progressista e razionalista, Coppi, uomo della generazione romantica e inquieta precedente alla guerra, il primo, uomo della generazione scettica post conflitto mondiale, il secondo. E mentre si definisce sempre di più la passione di Malaparte e dell’Italia per le due ruote e per le imprese ciclistiche, prendono forma i ritratti di due Campioni (con la C maiuscola), affamati di vittoria, allo stesso modo, capaci di grandi gesti e di reciproca stima. Nella nota a conclusione del testo, Gianni Mura, penna delle pagine sportive del quotidiano La Repubblica, approfondisce alcuni aspetti. Ad esempio, la vittoria del Tour da parte di Bartali, grazie alla quale si evitò la rivoluzione in Italia, dopo l’attentato a Togliatti. Ricevuta una telefonata di esortazione e richiesta di aiuto dal leader della Dc, Alcide De Gasperi, Bartali vinse tre tappe di fila e si aggiudicò il Tour. O ancora, Mura ricorda come un tempo i quotidiani fossero soliti mandare alle grandi corse ciclistiche scrittori e poeti, per movimentare la narrazione delle tappe, altrimenti troppo tecnica e noiosa, con elementi di colore. Dunque, furono inviati al Giro e al Tour Pratolini e Salvalaggio, Montanelli e Buzzati, Malaparte e Gatto. E proprio di quest’ultimo è riferito un episodio divertente. Al termine di una tappa prese a dettare l’articolo: “Oggi ha vinto lo spirito”. Subito venne corretto dallo stenografo: “Non fare lo stupido, compagno, oggi ha vinto Coppi”. Curzio Malaparte, Coppi e Bartali, Adelphi, 2009, pp. 56, € 5,50.
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