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"Country Wedding" di Valdís ÓskarsdóttirQuesto matrimonio non s’ha da faredi Andrea Vesentini Le fatiche del matrimonio iniziano il giorno in cui ci si sposa: lo capiscono bene Inga e Bardi, i due giovani fidanzati che decidono di sposarsi una piccola chiesetta di campagna e passano buona parte del giorno delle loro nozze a cercarla, a bordo di tre pullman con parenti ed amici invitati al matrimonio, ciascuno ben intenzionato a rendere la giornata ancor più difficile di quanto non si fosse prospettata. E così, sui pullman che attraversano la brulla campagna islandese, si dissotterrano segreti, rancori, sassolini nella scarpa, mentre il fantomatico luogo dove si coronerà l’amore dei due giovani quasi sposi si prospetta sempre più lontano.
Si può viaggiare fino all’isola più sperduta, la regione più remota della terra, ma i veleni familiari sembrano parlare una lingua compresa da tutti. Valdís Óskarsdóttir, acclamata direttrice della fotografia di vari film, tra cui Festen e l’indimenticabile Se mi lasci ti cancello (vanta nella sua carriera collaborazioni con Malick e Van Sant), affronta la sua prima esperienza dietro la macchina da presa scegliendo una commedia leggera e giocata sul filo dell’assurdo, scanzonata e decisamente godibile. Poco o nulla di quel che si vede si può considerare davvero nuovo (l’equazione "parenti serpenti" è da sempre presente nel cinema) e anche gli equivoci e i segreti sono ormai risaputi: parenti gay mai dichiaratisi, paternità celate, amanti, fino ad arrivare alle fobie - lo sposo deve confessare la sua clautrofobia per non dover affrontare un tunnel, e questo porterà i tre pullman fuori strada. Se latita l’originalità, però, lo stesso non si può dire del sorriso, che affiora spesso e volentieri, grazie anche ad una sceneggiatura che sa tenere il ritmo ed colpisce il bersaglio più di una volta (le ironiche massime esistenziali sono affidate alla nonna arteriosclerotica della migliore amica della sposa). Seguendo le tendenze di molto cinema nordico, Óskarsdóttir sceglie la camera a mano, con uno stile di ripresa blandamente "dogma", che si salva però nelle atmosfere e nei dialoghi spesso surreali, magistralmente recitati da un cast convincente e affiatato. Nella sceneggiatura da lei stessa firmata, la regista non si risparmia qualche sferzata al suo stesso paese, dipinto ironicamente come landa desolata dove gli unici punti di riferimento sono montagne che differiscono solo nel colore o disperse chiesette praticamente indistinguibili l’una dall’altra. "Per quanto si corre, non si può scappare da quest’isola" commentano desolati due anziani personaggi, in preda ad una demenza senile più lucida della follia quotidiana da cui sono affetti tutti i protagonisti. La regista non ha paura di rivisitare vari generi, dal road-movie alla wedding-comedy (ormai categorizzabile come sottogenere ben definito), e il continuo affastellarsi di colpi di scena e sorprese rende il film ancora più godibile proprio per la sua capacità di non prendersi mai troppo sul serio pur senza abbandonare la strada del verosimile, in una sorta di Little Miss Sunshine artico. Speriamo che la commedia trovi una giusta distribuzione in Italia, così che il genere non debba sottostare al monopolio italiano e americano e il pubblico possa riconoscere anche ad altri paesi la capacità di divertire con la stessa leggerezza e abilità. Titolo originale: Sveitabrúðkaup Nazione: Islanda Anno: 2008 Genere: Commedia Durata: 95’ Regia: Valdís Óskarsdóttir Cast: Björn Hlynur Haraldson, Ágústa Eva Erlendsdóttir, Nína Dögg Filippusdóttir Produzione: Mystery Island, Duo Productions, AVE, WhiteRiver Production Data di uscita: 25 Aprile 2009 (Schermi d’Amore 2009)
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