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"Crazy Racer" di Ning HaoUn film cinese sui generisdi Nicola Cupperi Difficile fare un sunto della complicatissima trama di questo film, ma è d’uopo provare per dare qualche coordinata. Geng Hao è un ciclista di discreto successo. Privato per un epocale colpo di sfortuna del primo posto in una gara importante, viene avvicinato dal viscido Li Fafa, rappresentante di una casa farmaceutica, che lo incastra con la promessa di una sponsorizzazione e gli fa sorbire una sostanza dopante che lo squalificherà a vita dalle gare. Caduto in rovina, Geng si arrabatta per sopravvivere fin quando non viene coinvolto in una complicata macchinazione che vede coinvolto ancora Li Fafa, due disperati killer per caso in cerca di soldi per potersi finalmente sposare, una gang di spacciatori di droga di Taiwan, uno spietato corriere thailandese e due poliziotti imbranati.
Scambi di persona, equivoci, inseguimenti, incredibili dimostrazioni di stupidità umana, di stolta crudeltà e di innocente stoltaggine. C’è veramente un po’ di tutto in questa commedia nera, opus numero quattro del trentenne cinese continentale Ning Hao, che scrive e produce un vero e proprio film fiume, un irresistibile e coinvolgente divertissement degno del Guy Ritchie pre Miss Ciccone. Decisamente non capita tutti i giorni di trovarsi ad assistere a un film uscito dalle fucine pechinesi che abbia questi crismi di modernità formale, che abbia il dinamismo e l’energia di Crazy Racer. Come non capita spesso di vedere una black comedy ideata e prodotta in Cina. A tutti gli effetti, insomma, abbiamo di fronte la più classica delle mosche bianche. Sarebbe incredibilmente facile, nonché molto comodo, parlare di questo film scivolando sul binario del tema del dio denaro, evidente motore di tutte le sciocche azioni dei molti protagonisti della pellicola, spinti ad agire per bisogno, desiderio o avidità; e da qui poi spostare il tiro discorrendo amabilmente di come Ning Hao sia stato così bravo e sottile da realizzare un’acuta parodia critica di un certo tipo di mentalità cinese moderna, peraltro infilandosi con grande abilità fra le maglie della censura statale, vero e proprio spauracchio e sacripante per gli autori cinesi. Sarebbe sì semplice e naturale, ma forse questo tipo di analisi potrebbe risultare insoddisfacente e incompleta. Il giovane regista, che oltre alla gloria e alle belle critiche è anche riuscito a portare moltissimi compatrioti in sala trionfando nell’ardua impresa di guadagnare dieci volte più rispetto alle spese di produzione, ha infatti realizzato un film che va molto al di là della mera, e stantia, critica sociale travestita da commedia. A stupire maggiormente è l’arditezza formale, il passo in avanti di un linguaggio visivo contestualizzato all’interno di una cinematografia che troppe volte negli ultimi anni si è accontentata di ripercorrere pedissequamente i dettami di una lunga e fruttuosa tradizione stilistica. È il coraggio nell’ardire a livello visivo a colpire maggiormente in questa pellicola. Detto questo è d’obbligo rimarcare come al di fuori del contesto nazionale il discorso linguistico di Ning Hao sia sostanzialmente lineare e coerente, non più rivoluzionario. Ciò non toglie che senza alcun dubbio Crazy Racer rappresenta una novità per quanto riguarda il cinema cinese. Regia: NING Hao Anno: 2009 Durata: 104’ Stato: China
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