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"D.D.D." di Takao KawaguchiLa fisicità sfidata in un teatrale "harakiri"di Massimo Favaro Takao Kawaguchi sfida i limiti del corpo. L’autore giapponese, membro del collettivo teatrale Dumb Type, continua con "D.D.D." il percorso iniziato alla "Biennale Danza" dal suo direttore Ismael Ivo, evidenziando i vincoli della fisicità attraverso un linguaggio estremo, iconoclasta e innovatore.
Il coreografo e danzatore brasiliano aveva creato, nello spettacolo inaugurale del 4. festival internazionale di danza contemporanea di Venezia, un percorso di riflessione attorno al tema della morte. Kawaguchi a sua volta, nello spettacolo presentato in prima nazionale a Venezia, fa proprio il titolo scelto per la manifestazione – ovvero “UnderSkin”, “Sottopelle” – per ingaggiare una vera e propria lotta con il proprio corpo. Mettendone in scena la caducità e superando anche i confini convenzionali della sensibilità e del pudore . Al suo fianco il vocalist e performer Fukury Yamakawa, che accompagna e anticipa i diversi round del duello ingaggiato da Kawaguchi con improvvisazioni musicali e il ritmo dei suoi vocalizzi “Khoomei”, tipici della tradizione mongola. Un canto popolare caratterizzato dalla diplofonia, cioè dall’emissione in contemporanea di due suoni, che richiede grande abilità nel controllo del respiro e di cui Yamakawa è uno straordinario interprete. E’ proprio Yamakawa ad aprire improvvisamente lo spettacolo con un’ondata di violenza: visiva, quella delle luci che si accendono e spengono vorticosamente; sonora, quella di una chitarra elettrica e di un “crash” di batteria, utilizzati però in modo del tutto inconsueto. Il ritmo del battito del suo cuore, amplificato da uno stetoscopio elettronico, guiderà l’intero spettacolo. Provocando anche, in alcune sue parti, l’accendersi e lo spegnersi di una serie di lampadine ed evidenziando così la relazione tra il cuore e la vita, tra un organo che prima o dopo è destinato a fermarsi (Ma quanti battiti restano prima che il cuore cessi di pulsare?) e la danza elegante ma scattosa, non armoniosa, di Kawaguchi. L’esibizione dell’attore-atleta-contorsionista giapponese è suddivisa in sei parti, nelle quali il corpo viene messo alla prova da diversi punti di vista: nelle sue rigidità e nelle sue mollezze, nella capacità di equilibro e nella sua nuda essenza. Esibito sia "dal di fuori" sia, come in una lezione di anatomia o in una sorta di virtuale harakiri, "dal di dentro". Ad accentuare l’idea del combattimento, concorrono la maschera da lottatore indossata da Kawaguchi e il palcoscenico sul quale l’artista giapponese si esibisce, nel suggestivo scenario del teatro Tese delle Vergini all’interno dell’Arsenale di Venezia: un tavolino quadrato, la cui forma ricorda quella di un ring. Ai sui lati, tanto vicini da essere coinvolti da alcune performance, sono fatti accomodare gli spettatori. Lo scontro che vi si svolge è avvincente e serrato, ma la smisurata volontà umana, avversa alle costrizioni, dimostra la propria inadeguatezza a superare i limiti fisici. Istruzioni per l’uso dello spettacolo, pervaso dalla cultura giapponese dei suoi autori: per goderne appieno, è fondamentale lasciarsi sorprendere. Perché “D.D.D.” è danza, è riflessione culturale, ma è anche gioco. Coreografia Takao Kawaguchi Drammaturgia Bjoern Dirk Schlueter Con Takao Kawaguchi, Fuyuki Yamakawa Luci e programmazione informatica Satoru Takano Video Fuyuki Yamakawa Costumi Noriko Kitamura Produzione Yasuo Ozawa fotografie Hiroki Obara Con il supporto di Tama Art University Department of Information Design
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