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DALLA FIGURA ALLA FIGURAZIONE NEL NOVECENTO ITALIANOA Palazzo Loredan una mostra originaledi Giacomo Botteri “È più importante conservare l’opera d’arte o restaurarla?
È il quesito che pone al visitatore l’esposizione intitolata “Dalle figure alla Figurazione nel ‘900 italiano (10settembre – 6 novembre 2011) a Palazzo Loredan in Campo Santo Stefano, Venezia.
La collezione di Giuseppe Merlini offerta per la prima volta al pubblico, preziosa di 400 opere che tracciano la storia dell’arte italiana del secondo dopoguerra. La selezione dei capolavori proposta da Stefano Cecchetto propone opere attentamente meditate, frutto di uno studio meticoloso e di un’analisi bibliografica oltre che dell’istantanea emozione estetica. Tutti gli artisti presentati infatti sono accompagnati da un autorevole apparato scientifico. L’aspetto importante e unico della mostra è dato dall’attenzione verso le problematiche conservative, legate alle analisi e alla conservazione in collezione. La parola d’ordine del grande collezionista Merlini è : “conservare accuratamente l’opera d’arte per non restaurarla”. Difatto Merlini si è attrezzato di un laboratorio (un esemplare è ospitato all’interno della mostra) che interviene per la rimozione dei depositi superficiali per poi concentrarsi sulle indagini diagnostiche (come le fotografie all’ultravioletto, caratterizzazione dei tessuti su supporto ecc.) Un’occasione, questa mostra, per offrire a gruppi di ricercatori e di studenti di inserirsi didatticamente nei segreti tecnici dell’arte e strappare all’usura del tempo gli attimi dell’ispirazione artistica, per apprendere inoltre che si è passati nella storia dell’arte dall’interpretazione dello spazio come ambito circoscritto, per quanto ampio, entro cui inserire gli oggetti nel rispetto o meno della prospettiva, ad una astrazione dello spazio che viene così liberato e può riprodursi senza limiti. Ecco allora che lo spazio erompe nello spazialismo - come dettano Fontana e l’astrattismo lombardo-veneto di Enrico Baj e Roberto Crippa – in cui sguardo e fantasia assorbono l’elan vital della vera fruizione artistica. Da queste tesi le opere degli altri autori presenti acquistano un sapore diverso come può accadere nella Natura morta della lampada di Guttuso, o nel Cheval d’Agaménnon di Giorgio de Chirico o nell’Apollo di Savini o nella Dama con cappello di Amedeo Modigliani. E così via. Una mostra dunque originale che invita a soffermarsi nella contemplazione del bello in sé.
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