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DARIA BIGNARDI PRESENTA IL SUO LIBRO "NON VI LASCERO’ ORFANI"Quando si diventa orfani adultidi Ilaria Falcone Alla Feltrinelli di Pizza Piemonte, Milano, la giornalista e conduttrice televisiva Daria Bignardi ha presentato, introdotta da Filippo Timi e Raul Montanari, il suo primo libro: “Non vi lascerò orfani”.
“Mi son sempre piaciuti i cimiteri ma da quando è morta la mamma ancora di più. Al Cimitero Monumentale (…), fresca di lutto, mi hanno colpito due lapidi. Una diceva “Non vi lascerò orfani” dal Vangelo di Giovanni, l’altra diceva “Sublime nel dolore”. Era un po’ come mi sentivo io, da quando era morta la mamma”. Non vi lascerò orfani è un libro che parte raccontando il lutto dei figli di fronte alla morte di un genitore; e da questo lutto Daria Bignardi ricostruisce la vita della sua famiglia, risalendo alle origini, fotografando i suoi antenati, con una dimensione vera, umana, comica e appassionante. La Bignardi, dalla morte della madre, suo dolore profondo, che “investe come un’ondata di caldo”, fa conoscere la sua famiglia, che era una famiglia qualunque, con tutta la sua bellezza, stramberia, meschinità; ha composto questa sua opera con un perfetto gioco temporale, mescolando con ritmo, sorrisi e lacrime, passato e presente. Ha creato, così, una forte risonanza emozionale. Questo libro ha una sincera capacità di generare una spontanea empatia. A parlare con l’autrice del suo ultimo lavoro, erano presenti: l’attore e scrittore Filippo Timi che ha letto alcuni brani del libro e lo scrittore Raul Montanari, amico di vecchia data della Bignardi. Parlando di Non vi lascerò orfani, Daria Bignardi racconta “nonostante fossi timorosa del giudizio dei miei cari, dei miei affetti, scrivendo questo libro ho pensato più al lettore. Riguardo alla mia famiglia ero in soggezione di più nei confronti di mia sorella, prima di scrivere questo libro le ho chiesto il permesso, ma lei mi ha detto “scrivi senza guardare.” Senza guardare è una delle frasi più identificative di Giannarosa, la madre di Daria e Donatella. Una donna eccessiva, drammatica, impaziente, con “uno sguardo impreciso sulle cose” che faceva le cose “sena guardare”, come il suo arrosto, che le riusciva sempre una squisitezza. Continua l’autrice “io e mia sorella abbiamo iniziato a indagare sulla nostra famiglia ed è stato un percorso molto bello. Ridiamo tanto, anche se abbiamo trascorso e trascorriamo poco tempo insieme, ci basta solo intuirci per ridere. Siamo sempre state unitissime, soprattutto contro nostra madre. Abbiamo avuto una mamma fantastica, buona, ma insopportabile, malata di ansia ossessiva.” Nel suo libro dice “la mamma era molto, molto ansiosa. Ansia ossessiva diagnosticò lo psichiatra trent’anni dopo. Ma negli anni Sessanta non usava mandare le mamme dallo psichiatra, ci si adattava alle loro manie un po’ come si poteva.” “La mia vita è piena di disperate ricerche di un telefono per avvertirla che ero arrivata, di drammatiche corse a ricaricare il cellulare.” E infatti prosegue raccontando che “nostra madre non aveva inibizioni. È stato faticoso essere sua figlia, ma altrettanto meraviglioso. Sono orgogliosa di mia mamma, a cui sono stata sempre devota. Per questo ho sentito il bisogno di rievocare l’infanzia, come un qualcosa di caldo, come radici di un’identità. Ho avuto due genitori impegnativi. Tuttavia ho sempre saputo che questa famiglia eccessiva con cui lottare e dalla quale fuggire ha determinato il mio modo di essere. Ho voluto evocare il calore della mia infanzia e raccontarlo”. Daria Bignardi è riuscita a narrare con toni disinvolti, con una scrittura che respira di pagina in pagina, la genealogia della sua famiglia: “ho cercato di trovare un genere di scrittura che mi corrispondesse, per dare un senso a quello che volevo dire. Ed è stata una sorpresa scoprire che lo sapevo fare. È stata una grande soddisfazione trovare l’attacco giusto con un finale appropriato.” Non vi lascerò orfani mette a fuoco la morte e la vita: “la vita mi commuove, ma è la morte che ti fa dire –c’è una vita dietro-. La vita mi fa tenerezza. Credo che non ci sia una vita, anche la peggiore, che per un istante non abbia avuto quel soffio commovente che le è proprio.” Tenerezza e commozione sono due protagonisti che tornano spesso a descrivere i sentimenti di quest’opera, che non è tragica, non è compassionevole, è meravigliosamente autentica nella sua spudoratezza. “(…)capisci che l’unica cosa che conta nella vita è l’amore che puoi dare a chi te lo chiede, che siano i figli, i nonni o la prima persona che incontri per strada. Ti illudi che ora che l’hai capito passerai il resto della vita ad amare gli altri. Forse lo farai. Forse no.”
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