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DI SALICI, OLMI E ALTROUna piacevole lettura dei racconti della salzanese Rosanna Bolgandi Farida Monduzzi - Giacomo Botteri Rosanna Bolgan, alla sua prima testimonianza letteraria –“Olmi, alberi e..altro” (ed. Feltrinelli on line www.ilmio libro) - si inserisce fra i narratori veneti che si ispirano al fascino storico- favolistico della propria terra di origine. Da essa ne coglie, trasfigurandola, saghe,costumi, linguaggio, modulazioni di stare insieme e dove stare insieme e come accettare sui loro campi sole e pioggia, propiziandoli con preghiere o arcaici stornelli scaramantici.
Il territorio pennellato dalla Bolgan è la campagna e il paese di Salzano, quelli però trattenuti e vezzeggiati nella sua memoria, perché il tempo e gli uomini sono corsi troppo in fretta cancellandone e trasformandone panorami e mentalità. E’ questo, oltre alla melodia della sua prosa, il pregio qualificante delle sue pagine – ricche anche di sottolineature di alto senso civico – di farci risentire e rivedere luoghi e persone la cui sacralità antropologica e geografica ci suggerisce purificazione, costringendoci a meditare. Pur incanalato nel genere diaristico il libro è riuscito a trovare una sua originalità per il modo con cui vicende familiari e di estranei si intrecciano, per come sono definiti i personaggi, per uno squarcio aperto su realtà intuite ma poco conosciute. Riesce a trasmettere l’amore appassionato verso la natura, i suoi alberi, i suoi colori, le sue stagioni, per il sapore di un mondo antico ormai perso per sempre. Certamente gli esperti della sua giurisdizione territoriale apprezzeranno la sua opera per la sua funzione di scrigno della memoria e il vivo racconto di riti, tradizioni, modi di vita che sarebbe ingiusto lasciare nello oblio. Il leit modif aggregante dunque è il filo della memoria, memoria – rimpianto per una genuinità perduta, per un mondo di certezze sparito. Niente destrutturalismi ma un linguaggio classico ove le connessioni sociologiche, culturali, umane si sviluppano scandite in siparietti che, isolando il racconto dal resto, lo evidenzia, valorizzandolo. I protagonisti rinunciano anche il nome, non si impongono, intonando un canto corale, armonico perché ne emerga una società contadina quale era nel corso nei primi anni sessanta del secolo scorso con i suoi riti, tradizioni, fatiche e disillusioni, ma non senza speranza e forte nella difesa della propria individualità ricca di valori morali e civici. La scrittrice sfugge agli stereotipi senza cedere a sentimentalismi rievocativi, con un rigore documentaristico che rende l’opera testimonianza utile per le generazioni che da quei forti protagonisti discendono.
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