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Berlinale 61. Panorama Dokumente "DIE JUNGS VOM BAHNHOF ZOO (Rent Boys)" di Rosa von PraunheimLo zoo di Berlinodi Paola Assom In origine era "Wir Kinder vom Banhof Zoo", un film del 1980 sulla storia vera di Christiane F. e di tanti altri minorenni che nella metà degli anni Settanta si drogavano e si prostituivano nei pressi della Stazione Zoo di Berlino ovest. Una gioventù bruciata come quella descritta nel documentario sui ragazzi che vent’anni dopo e nella stessa stazione ancora si drogano e si prostituiscono. Un pellicola il cui titolo suona ma ancora più esplicito nella versione inglese: "Rent Boys".
Non sono tutti omosessuali, anzi, tra i ragazzi intervistati non lo afferma nessuno. Ionel è un rom rumeno, viene da un villaggio poverissimo e da una famiglia che lo mette subito al “lavoro” a Berlino: professione ladro. Un mondo durissimo per un ragazzino, che capisce presto quanto più redditizio sia prostituirsi. Ma la famiglia non lo deve sapere: meglio ladro che omosessuale. È proprio nell’abisso che Ionel trova un’opportunità di salvezza: approfitta del carcere per andare a scuola, cosa mai fatta prima in vita sua, e sulla sua storia scrive un libro, pubblicato in Germania. Ionel è un faro, raro ma dalla luce potente. “Ciò che desidero - dice - è di lavorare e di vivere in pace”. Davvero non chiede molto, questo ragazzo dallo sguardo tristissimo e dall’andatura incerta, ma è moltissimo se si considerano le sue condizioni di partenza. Simile alla sua, la storia degli altri adolescenti, quasi sempre stranieri, vittime di violenze, di abusi, di droga ma soprattutto come Nazif, profugo bosniaco, di povertà estrema. Daniel è invece tedesco: ragazzino inquieto, madre prostituta, è riuscito a uscire dal baratro della droga e della prostituzione e ora spera di poter vivere con suo figlio. Un altro successo dovuto a una rete solida ed efficiente di assistenza sociale, dove molti sono i volontari. Uno di loro gira nottetempo per i locali gay e distribuisce preservativi: siano pure prostituti, ma che almeno siano sani. Ed è proprio con la motivazione di evitare la diffusione dell’AIDS che lo Stato tedesco paga i preservativi: molto più economico prevenire che curare; e la cura dell’AIDS, si sa, non é solo carissima, ma anche incerta. Un’indagine cruda e inconsueta, molto efficace, questo documentario del settantenne regista tedesco di origine lettone Rosa von Praunheim (pseudonimo di Holger Mischwitzky) che si è chiamato Rosa per ricordare sempre il distintivo che i nazisti imponevano agli omosessuali. Con 70 film al suo attivo, Rosa è da sempre un’icona gay, ormai internazionalmente riconosciuto. Dal 2000 è docente di regia alla scuola superiore di cinematografia Konrad Wolf Postdam Babelsberg.
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