“DISCO PIGS” di Enda Walsh

Porcella&Porcello

Porcello e Porcella sono due maschere alla ricerca del proprio Io. Il testo racconta un amore che finisce, un distacco, un difficile passaggio all’età adulta.

“Disco Pigs” è un esempio mal riuscito di commistione tra drammaturgia e danza contemporanea. Non solo. E’ la testimonianza di come, alle volte, un testo straniero (in questo caso quello di Walsh) sia stato smembrato e decomposto in modo disordinato e irrispettoso. La caratteristica principale dell’autore irlandese Enda Walsh è quella di riportare sulla scena temi relativi alla violenza e alla marginalità sociale attraverso l’uso di una scrittura immaginosa ma nello stesso tempo oscura e lacerante. Per quanto sia stato necessario eliminare dal testo originario riferimenti spazial-culturali e un linguaggio oggettivamente ostico da trasporre nella nostra lingua, l’insieme risulta faticoso e poco fluido sia per una recitazione spesso inutilmente caricata che per una frammentazione narrativa troppo ruotante su se stessa. Il vero rischio è che la testa degli spettatori giri alla stessa velocità della musica iper-ritmata che fa da sottofondo dall’inizio della vicenda.

Walter Malosti predilige, rispetto al testo di base, un taglio surreale e grottesco. Questo livello dovrebbe amalgamarsi con uno più poetico e malinconico legato alla sofferente storia d’amore tra i due Porcelli. Nei fatti il tutto non avviene creando un’inutile confusione e un continuo disagio visivo. Elementi centrali dei due protagonisti come la brutalità e la tenerezza emergono in un modo poco chiaro e a sprazzi. Porcello e Porcella hanno difficoltà a riconoscerci in qualcosa. Vagano continuamente alla disperata ricerca di un equilibrio. Sembrano fermi sulla soglia di chi non accetta il mondo ma contemporaneamente non è in grado di cambiarlo. Entrano, spesso, in crisi sia tra di loro che con se stessi. Raramente, però, i loro conflitti ci arrivano come strazianti o vagamente problematici. Le loro maschere invece di amplificare il dolore, lo annullanno, impoverendo il pathos complessivo.

Curioso, infine, riscontrare come certi intrecci tra parola e danza siano dettati da elementi secondari ed esterni alla vicenda. Le luci, la buona scenografia, l’ottima selezione musicale sembrano prendere il sopravvento sulle componenti recitative e registiche. Ciò indebolisce ancora di più l’opera priva di un nucleo organico portante e ricca di pezzi che non hanno trovato il proprio posto.

Autore: Enda Walsh
Artisti: Michela Lucenti, Valter Malosti, Emanuele Braga, Yuri Ferrero, Emanuela Serra
Regia: Valter Malosti
Scenografia: Paolo Baroni
Coreografia: Michela Lucenti
Costumi: Patrizia Tirino. Maschere di Stefano Perocco di Medusa
Luci: Francesco Dell’Elba
musiche: Allun, Aphex Twin, Craig Armstrong, Asian Dub Foundation, Mark Bingham, David Bowie, Bjork, Leigh Carline, Castellina-Pasi, Frank Churchill, Cory, John D’Andrea, Depeche Mode, Brian Eno, Philip Glass, Hanna-Barbera, Hell, Joe Henry, Jim Lerios Jamieson, Leftfield, György Ligeti, Matmos, Jesse Mccartney, Natalie Merchant, Jeff Mills, Me’shell Ndegéocello, Larry Morey, Nine Inch Nails, Nocturnal Emission, Prodigy, Trent Reznor, Santos, Ringo Starr, Michael Stipe, Karlheinz Stockhausen, The Roches, Carl Stalling, Tricky, Ned Washington, Hector Zazou
Sede: Roma, Teatro India, dal 22 novembre fino al 3 dicembre