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Eventi Collaterali "DOMANI TORNO A CASA" di Paolo Santolini e Fabrizio LazzarettiEmergencydi Giovanna Barreca A Venezia i documentari italiani presentati, continuano ad essere di eccellente livello a differenza dei film di finzione, anche di registi considerati autori. I registi Paolo Santolini e Fabrizio Lazzaretti per Emergency realizzano un film degno di nota sotto tutti i punti di vista. Tecnicamente è molto rigoroso e si capisce dalle prime inquadrature l’importante lavoro di montaggio (360 le ore di girato nei due anni di riprese) che ha portato a focalizzare l’attenzione sulle vicende di due dei tre milioni di bambini curati dall’associazione umanitaria dalla fondazione nel 2004 da parte di Gino Strada, sua moglie e uno sparuto numero di amici. Due bambini Yagoub e Murtaza che vivono in due continenti diversi ma entrambi vittime di una società di guerra. Yagoub è un quindicenne che vive in un campo profughi alla periferia della capitale sudanese, Khartoum e Murtaza (difficile dimenticare il suo sguardo), piccolo bimbo afgano che ha perso una mano e tre dita dell’altra, giocando con una delle devastanti ‘mine giocattolo’. Raccontandoci le loro vicende ripercorriamo la storia dell’associazione umanitaria nata per curare i bambini come Murtaza che vengono mutilati mentre esercitano il loro diritto all’infanzia, per passare all’evoluzione medica dei centri (oltre 20) diventati avamposti d’eccellenza cardiaca dove si curano bambini come Yagoub. “Mostra quello che possiamo fare in positivo in terre condannate a vivere in guerra. Sviluppiamo un diritto alla salute - afferma Gino Strada - i decessi di cuore sono la seconda causa di morte in Africa. In occidente è di 65 anni l’età media dei malati, a Khartoum, è di 26. E muoiono spesso perché non possono curare con antibiotico il semplice raffreddore e mal di gola. Così lo streptococco che attacca le tonsille non viene fermato, colpisce le valvole cardiache e crea disfunzioni”. Assurdo; ma non è finita, non solo gli è impossibile prevenire con una medicina comune questa patologia, ma non gli è permesso curarla: un’operazione al cuore costa 5000 dollari in paesi dove il reddito medio è 300 dollari annui. “Oggi - continua Strada -, l’ospedale nel quale Yagoub era uno dei primi pazienti curati con successo, ha prestato assistenza, in 15 mesi, a 700 persone (con una mortalità del 2%, primato invidiabile anche per centri europei), ma il nostro problema è il non riuscire a soddisfare tutte le richieste e spesso dover accettare che dei ragazzi siano condannati alla morte perché arrivati da noi in uno stadio della malattia troppo avanzato. Questo tipo di ospedali sembra dover essere solo appannaggio occidentale. Per l’Africa e l’Asia, può andar bene anche qualcosa di non eccellente e medicinali scaduti. Noi volevamo creare un impatto forte sulla gente”, continua il primario. E il contrasto vuole essere forte anche a livello visivo dove al candido bianco e ai vivaci rossi e blu degli ospedali viene messo in contrapposizione l’ambiente polveroso, arido, con i sacchetti di plastica che soffocano le poche piante presenti nei territori desertici attorno all’isola degli ospedali e dei loro giardini. A noi che abbiamo visto gli altri cortometraggi girati nei centri creati dall’associazione (Jung, Afganistan: effetti collaterali?, L’arcobaleno e il deserto, Eredi del silenzio, Hat Nohto Ston), incuriosisce la scelta di questi due cineasti di far ruotare tutta la storia solo sui pazienti, il cuore dei centri, senza parlare di tutti i problemi logistici che comporta l’insediamento di due strutture del genere in territori di guerra e Strada ci racconta il non detto, ci racconta l’impatto con le autorità sudanesi “con le quali abbiamo dialogato tanto che il governo ha deciso di rendere gratuiti fino ai 14 anni tutti i servizi sanitari e per tutte le donne quelli ostetrici. Hanno dimezzato il costo delle medicine. E per quanto riguarda il nostro centro hanno deciso di pagare le spese di gestione – e ironizza - lo stato canaglia del quale sentiamo parlare sui media, offre cure gratuite ai suoi nemici!” visto che nei centri di Emergency si curano indifferentemente tutti i pazienti qualsiasi sia la loro appartenenza geografica, politica e religiosa. Il nostro eroe (e mai termine fu più appropriato) ha nuove mete: due ospedali specializzati in maternità e neonatologie in Nicaragua e nella Repubblica Centrafricana. Il film sembra aver trovano nella BBC un acquirente. Speriamo quindi che faccia conoscere l’attività dell’associazione in tutto il mondo e che aiuti i 700 centri di volontari sparsi in tutta Italia a raccogliere più fondi per creare nuovi ospedali e quindi nuova speranza in paesi dove la parola numero uno è ancora guerra. Per info sull’associazione: www.emergency.it. Regia: Paolo Santolini, Fabrizio Lazzaretti. Produzione: Rai Cinema, Magnolia. Genere: documentario. Anno: 2008
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