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"DON GIOVANNI" di Wolfgang Amadeus MozartIl ritorno di Don Giovanni. Un nuovo allestimento, tra scene hard e magia nera.di Elisa De Marchi L’autunno musicale del Teatro La Fenice ha portato sulla scena il Don Giovanni, prima tappa della trilogia Mozart – Da Ponte firmata da Damiano Michieletto. L’opera riprende la fortunata produzione del maggio 2010, vincitrice del premio L’Opera Award 2010 del Premio Abbiati 2010 per le scene e i costumi.
Il Don Giovanni rappresentato alla Fenice costituisce parte di un più ampio progetto, volto a riproporre in maniera innovativa la trilogia di Da Ponte - Mozart (il 14 ottobre il Teatro presenterà il nuovo allestimento delle Nozze di Figaro, realizzato dallo stesso team creativo). Non vorremmo apparire anacronistici, ma molte scelte – quelle, in effetti, più innovative – ci paiono decisamente eccesive, volte unicamente a suscitare stupore. Cominciamo dalla scenografia, realizzata da Paolo Fantin; gli ambienti, semplici e piacevoli, cambiano a scena aperta per mezzo di una piattaforma rotante. L’ingegnoso strumento poteva offrire un risultato positivo, ma se ne abusa (diciotto cambi di scena nel solo primo atto). Inoltre, le sue potenzialità non vengono sfruttate appieno: le quattro stanze disposte sulla piattaforma sono praticamente identiche; non si capisce, dunque, la necessità di ruotarle. La statua del commendatore, elemento centrale del dramma, è arbitrariamente sostituita dal suo cadavere: una scelta filologicamente discutibile e comunque non riuscita. Infine, il banchetto finale viene trasformato in un’orgia, resa con un realismo superfluo, che non lascia nulla all’immaginazione. Per contro, diversi elementi contribuiscono a mantenere il fascino e il mito di Don Giovanni. Il protagonista è dipinto con la necessaria empietà: si tratta di un personaggio tragico, non di una macchietta. Fin dalla prima scena vediamo in lui un feroce stupratore e non un simpatico donnaiolo, al quale molte rivisitazioni (e fatti di cronaca) ci hanno abituato. La sua malvagità è portata all’estremo e lo trasforma in un essere magico, satanico: l’incarnazione stessa del male. Il Leporello di Vito Priante si caratterizza per una straordinaria espressività; è vivace, beffardo, pungente. Come al solito, l’esecuzione dell’Orchestra del Teatro La Fenice, diretta da Antonello Manacorda, non ha lasciato spazio alla minima imperfezione, esaltando al massimo le splendide musiche del maestro austriaco. Ricordiamo, in particolare, l’eccellente performance del cembalista Stefano Gibellato. Una rappresentazione difficile da giudicare, intensa e coinvolgente, ma anche piena di amarezza: gli uomini in terra non sanno fare giustizia, è il cielo che deve provvedere. Don Giovanni - dramma giocoso in due atti KV 527 - libretto di Lorenzo Da Ponte - musica di Wolfgang Amadeus Mozart - personaggi e interpreti: - Don Giovanni: Markus Werba - Donna Anna: Anita Watson - Don Ottavio: Antonio Poli - Il commendatore: Goran Juric - Donna Elvira: Carmela Remigio - Leporello: Vito Priante – Masetto: Borja Quiza – Zerlina: Irini Kyriakidou maestro concertatore e direttore: Antonello Manacorda – regia: Damiano Michieletto – scene: Paolo Fantin – costumi: Carla Teti - light designer: Fabio Barettin - Orchestra e Coro del Teatro La Fenice - maestro del Coro: Claudio Marino Moretti - maestro al cembalo: Stefano Gibellato - allestimento Fondazione Teatro La Fenice
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