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"DON GIOVANNI"Il recitativo nel Don Giovanni: un’analisidi Elisa De Marchi Il personaggio di Don Giovanni nacque nel 1630 dalla penna di Tirso de Molina, e da allora è stato protagonista di numerose rivisitazioni teatrali, film e serie tv. In occasione del 40˚ Festival Internazionale del Teatro, anche il Teatro delle Voci di Treviso ha portato sulla scena un laboratorio sul Don Giovanni, concepito come una particolare mise en espace dell’opera mozartiana (1787).
Sedici cantanti d’opera hanno approfondito lo studio del recitativo mozartiano, nella settimana dal 20 al 28 febbraio, mettendo poi in scena i risultati ottenuti , la loro particolare reinterpretazione del Don Giovanni. Opera mediterranea per eccellenza, rispecchia perfettamente il tema di questo Festival, incentrato appunto sul Mediterraneo, luogo in cui si mescolano e contaminano storie, lingue e culture. Sono infatti le coste d’Italia, Francia, Spagna e Turchia (ma non solo) i luoghi d’azione prediletti dal nostro protagonista, come svelano impietosamente alle innamorate i diari del fedele Leporello. Il progetto, sottotitolato “dal recitar cantando al cantare recitando”, evidenziando per l’appunto l’importanza del recitativo nell’opera di Mozart, si è avvalso della collaborazione di Maurizio Scaparro, direttore del Settore Teatro della Biennale, che già aveva lavorato in diverse occasioni sulla leggenda di Don Giovanni. La rappresentazione curata da Susanna Attendoli ha ben poco a che vedere con l’opera tradizionale: sono stati scelti solamente alcuni passi, decontestualizzati e slegati tra loro; si è cercato di dare una maggior continuità alla vicenda per mezzo della voce narrante di Savino Liuzzi, che però non è stata sufficiente. La scenografia è alquanto “minimalista”: il palco è completamente vuoto, chiuso sul fondo da uno specchio dalle scarse funzioni pratiche ed estetiche. I cantanti indossano abiti contemporanei, normalissimi se non scialbi. Non è quindi concepita come un’opera (non c’è una scenografia, né una coreografia, né una riflessione su luci e costumi) ma come un’analisi del recitativo, nel quale gli interpreti si sono distinti. Hanno assunto particolare rilievo la figura di Donna Elvira e, naturalmente, quella di Don Giovanni, interpretato da Ignazio de Simone, che ne ha esaltato soprattutto i caratteri più crudeli e diabolici. La maggior parte dei personaggi è stata interpretata nei diversi quadri da un cantante diverso: questa scelta ha disorientato non poco lo spettatore, gravato da un’ulteriore difficoltà nel comprendere la mutilata vicenda. La sola Donna Elvira è stata impersonata da quattro differenti interpreti, tra le quali si è distinta in particolar modo Marianne Gesswagner, sia per la voce che per la forte capacità mimica. L’attenzione non è focalizzata su Don Giovanni, bensì sulla sofferenza delle donne da lui ingannate, autentiche protagoniste dell’esibizione. Le figure femminili dominano decisamente il palco, dando voce alla loro tragedia, al loro amore non corrisposto. Un’esibizione di carattere sperimentale assolutamente originale, che ha tradotto l’opera in un’esecuzione di puro virtuosismo. Don Giovanni – Wolfgang Amadeus Mozart – Il recitativo mozartiano nel Don Giovanni, ovvero dal recitar cantando al cantare recitando
A cura di Susanna Attendoli – Collaborazione musicale: Roberta Ferrari – Collaborazione per la tecnica vocale: Alessandra Althoff Pugliese – Con la partecipazione di Maurizio Scaparro
Interpreti: Don Giovanni: Ignazio de Simone – Leporello: Desaret Lika – Donna Elvira: Marianne Gesswagner, Annalisa Massarotto, Sara Pegoraro, Yasko Fuji – Zerlina: Anna Bordignon, Silvia Regazzo – Masetto: Stavros Mantis – Donna Anna: Esther Andaloro, Michela Galeotti – Don Ottavio: Rodrigo Martinez Trosino – Commendatore: Alessandro Colombo - Narratore: Savino Liuzzi
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