“DUE PARTITE” di Cristina Comencini

E' solo un gioco di carte!

Quattro donne si riuniscono ogni giovedì in una dele loro case e, con la scusa della partita a carte settimanale, si aprono l’una all’altra, si raccontano, ricordano le loro vite, la loro amicizia e i loro amori.

L’universo femminile viene indagato a teatro dalla nota regista romana, Cristina Comencini. In particolare, i rapporti delle protagoniste con la famiglia, il lavoro, gli uomini e la maternità. Il primo atto è ambientato nel 1965 a Roma in un elegante appartamento borghese dove quattro donne, apparentemente prese da un gioco a carte, sfogano il loro vissuto attraverso futili chiacchiere o intense confidenze sulle loro vite, la loro personale idea sull’amore, gli svaghi e gli inevitabili dissidi. Con toni sentimentali e comici, ripercorriamo o viviamo per la prima volta tematiche esistenziali e sociali tipiche degli anni ’60. Tutte e quattro sono donne colte prima della rottura della condizione femminile in un universo un po’ chiuso e repressivo. Nessuna di loro lavora ma ciascuna nasconde un sottile disagio nel non essere ciò che la propria indole suggeriva. Il filo rosso che attraversa le loro vite è la predominanza assoluta del ruolo di moglie e madre su tutti gli altri. La prima parte si concluderà con la nascita di una nuova creatura.

Attraverso un andamento circolare, chiuso, ripetitivo, quelle che erano madri sono adesso figlie. Passati quarant’anni, le bambine che giocavano sono adesso delle donne in carriera. I ruoli sembra si siano invertiti: le figlie fanno ora ciò che le madri non potevano fare, ciò che le madri sognavano di fare. Ma loro sono solo figlie. Non sono madri, hanno perso il senso dela maternità, forse il senso stesso della loro femminilità. Solo una di loro tenta disperatamente di avere un bambino. Invano. Nonostante il lavoro le abbia rese indipendenti sul fronte economico ed emotivo, ognuna è alla continua ricerca di nuove risposte. Certo. Non si fanno più mettere i piedi in testa dagli uomini ma si ha come l’impressione che vogliano sostituirsi alle figure maschili. Le loro estetiche androgine e l’uso di abiti decisamente severi preoccupano più che rappresentare un passo in avanti. Se le loro madri ridevano in modo più spontaneo, ora le figlie lo fanno con un tocco più amaro e leggermente nostalgico.

Margherita Buy e Isabella Ferrari sono state coinvolte da subito. La Comencini ha scritto i ruoli “addosso” a loro, mentre Marina Massironi, brava nella sua comicità svagata, e Valeria Milillo, abile nell’evocare sentimenti difficili come la frustrazione e l’inquietudine, sono arrivate dopo. La regista è brava nel tracciare linee che sfiorano continuamente la complessità dell’identità femminile. Non solo quella fondata sul ruolo sociale ma soprattutto quella soggettiva. Autofondata. Percepiamo facilmente una sensazione di schiacciamento che corre in parallello su entrambi i fronti. Non è forse un caso che le quattro protagoniste per ritrovare il senso della parola “donna” recuperino la poesia di un uomo. Le parole lette sono belle ma nello stesso tempo vuote perché non sentite fino in fondo. “Veramente non capisco come tuo padre abbia potuto scrivere una cosa così meravigliosa sulle donne…e non si sia accorto che quella che gli dormiva accanto non respirava più.”

DUE PARTITE
di Cristina Comencini
con Margherita Buy
Isabella Ferrari
Marina Massironi
Valeria Milillo
scene Paola Comencin
i
costumi Antonella Berardi
light designer Sergio Rossi
aiuto regista Mirta Guarnaschelli
aiuto scenografo Alberto Duelli
aiuto costumista Cristiana Ricceri
foto Pino Le Pera
regia CRISTINA COMENCINI
al teatro Valle di Roma dal 10 aprile fino al 6 maggio 2007