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Venezia 65. - Concorso "Dangkou (Plastic City)" di Yu Lik-waiL’incomprensibile presenza in concorsodi Nicola Cupperi Nel quartiere Libertade di San Paolo, il boss malavitoso sino-brasiliano Yuda è fra gli uomini più potenti. Assieme al figlio adottivo Kirin, un ragazzo giapponese salvato vent’anni prima nella foresta, gestisce il lucroso traffico dei capi di vestiario contraffatti, fatti arrivare dalla madre patria Cina.
L’intero impero di Yuda sembra essere inaffondabile e terribilmente redditizio. A confutare uno dei due assiomi ci pensa un’improvvisata joint venture organizzata da uno spietato e corrotto uomo politico e un mafioso taiwanese operante a New York. I due, a forze congiunte, riescono a mettere in ginocchio Yuda che, stanco e impaurito, pensa seriamente di ritirarsi una volta per tutte e dichiararsi sconfitto. Kirin, al contrario, con la forza e l’irruenza della sua gioventù, decide di continuare a combattere, sia per salvare gli affari e l’onore dell’organizzazione e garantire di conseguenza un futuro brillante alla sua splendida compagna indigena, sia per mettere al sicuro la pellaccia del beneamato padre, che rischia di non riuscire a salvarsi neppure dichiarandosi sconfitto nella guerra fra bande. Yuda raggiunge la decisione di fingersi morto e scappare nella foresta, proprio dove decenni prima aveva raccolto uno sperduto Kirin; quì aspetterà il figlio per tentare di fornirgli qualche risposta sul futuro della di lui esistenza. Un altro prodotto della factory di Jia Zhang-ke, la Xstream Pictures, fa capolino al Festival di Venezia, questa volta in concorso. Stavolta per Jia non si tratta di ricercare un qualche talento nascosto, ma di finanziarne uno allevato in seno; si tratta del quarantenne honkonghese Yu Lik-wai, da sempre operatore del regista cinese sin dagli esordi di Xiao Wu e Platform e già autore per altre vie di due lungometraggi di cui uno, il suo film d’esordio Love Will Tear us Apart, ha partecipato alla competizione ufficiale del Festival di Cannes nel 1999. Non è dato sapere per certo se la curiosa co-produzione sino-brasiliana sia stata dettata da necessità economiche oppure se si tratti di una precisa volontà del regista e sceneggiatore quella di trasportare un pezzetto delle triadi cinesi nella metropoli del sud del Brasile; fatto sta che è necessario qualche minuto per superare lo shock di sentire il giovane e talentuoso attore giapponese Odagiri Joe parlare uno stentato portoghese e un biascicato cantonese. L’altro pezzo da novanta di questo film, Anthony Wong, se la cava con una sola lingua straniera, riuscendo inoltre a imporre il più delle volte la lingua madre. Echi de Il Padrino e di altrre decine di polizieschi e film di gangster animano questo Plastic City; echi che, al termine della visione, sembrano irrispettosi rimandi, un "vorrei ma non posso" che lungi dal creare comprensione e simpatia, irrita terribilmente. Tutto ciò che può essere apprezzato in questa pellicola termina dopo i (fantastici) titoli di testa; da lì in poi si assiste e si viene trascinati in una coatta discesa in un inferno filmico francamente incomprensibile. Uscito dalla sala lo spettatore inizialmente si chiede se forse c’è qualcosa che non sia riuscito a cogliere; quindi, piano piano, si fa largo il pensiero che semplicemente Yu Lik-wai, nel girare questo suo terzo lungometraggio in trasferta in Brasile, abbia sbagliato tutto, senza esclusione di colpi. Non si salvano i due, solitamente superbi, attori protagonisti; non si salva una fotografia sgranata e incoerente; non si salva una regia convulsa e inefficace, inconcludente; non si salva un montaggio a tratti insensato; non va nemmeno vicina a salvarsi una sceneggiatura confusa, sciocca e mai interessante. Probabilmente uno dei peggiori film presentati nel concorso ufficiale della Mostra del Cinema di Venezia degli ultimi anni; di certo non un bel riconoscimento. Titolo originale: Dangkou (Plastic City) Nazione: Brasile, Cina, Hong Kong, Cina, Giappone Anno: 2008 Genere: Thriller Durata: 118’ Regia: YU Lik-wai Cast: Joe Odagiri, Anthony Wong, Huang Yi, Jeff Chen, Antônio Petrin, Milhem Cortaz Produzione: Gullane Filmes, Bitters End, Novo Films, Sundream Motion Pictures, Xstream Pictures Data di uscita: Venezia 2008
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