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Danza e anoressia: intervista allo scaligero Massimiliano VolpiniUn binomio vecchio e veritiero, ma basta con i numeri a casacciodi Maria Rosaria Carifano Come tutti gli ambienti di nicchia, riservati ad una stretta cerchia di professionisti, anche il mondo della danza è pieno di luoghi comuni. L’invidia tra prime donne, l’omosessualità, le torture fisiche per adeguare il corpo ai canoni e, soprattutto, i disturbi di tipo alimentare, sono i più noti. E così, periodicamente, assistiamo o leggiamo di ex ballerini, insegnanti, allievi di prestigiose accademie, che lanciano grida disperate e danno corda questo giro di pregiudizi, già abbastanza folto e fortificato dalle chiacchiere di chi la danza la guarda solo in tv. Ultima in ordine di tempo a far parlare di sé grazie a quello che dice dell’universo di Tersicore, è Mariafrancesca Garritano, componente del corpo di ballo del prestigioso Teatro La Scala, e conosciuta in rete con lo pseudonimo di marygarret. La Garritano avrebbe rilasciato al settimanale inglese The Observer un’intervista (tradotta anche dal giornale italiano La Repubblica ) nella quale dichiara che “Una ballerina della Scala su cinque è anoressica o bulimica. La possibilità di essere licenziata mi è passata per la testa, ma amo La Scala, ci tengo ad essa ed è per questo che spero che le cose possano cambiare". Queste le parole che avrebbe dichiarato la 33enne ballerina al domenicale britannico, aggiungendo che molte delle sue colleghe non riescono ad avere figli per via dei disordini alimentari. Ci risiamo: le danzatrici sono una massa di anoressiche e nessuno lo vuole dire. Possibile che non ci sia un’altra campana? Abbiamo perciò provato a chiedere il parere di un esperto del settore. Non uno psicologo da divanetto di Porta a Porta, non un genitore ansioso ed ansiogeno, e nemmeno un nutrizionista intenzionato a far conoscere il nome delle sue mirabolanti diete. Stranamente, abbiamo deciso di interpellare un danzatore e coreografo di chiara fama (udite udite) proprio del Teatro La Scala. Massimiliano Volpini, ci ha dato la sua versione dei fatti. Lavora presso La Scala sin dal 1991, e da più di 15 anni si occupa principalmente di coreografia, come realizzatore di molti balletti rappresentati in Italia, Stati Uniti e Croazia. È stato al New York Choreographic Institute, sotto la guida di Peter Martins e con i ballerini del New York City Ballet; ha creato una coreografia per il Tulsa Ballet e il Virginia Ballet, realizzato alcuni assoli per Roberto Bolle e un passo a due per lo stesso Bolle con Greta Hodgkinson.
Affrontando quest’argomento sul forum di balletto.net (di cui sei anche amministratore) hai definito l’exploit della Garritano “Una bufala grossa come una casa. Un po’ qualche frase detta per avere attenzione, un po’ i giornalisti calcano la mano ed ecco che esce una falsa notizia”. Quindi secondo te il fenomeno dell’anoressia (o della bulimia) nel mondo della danza non è così presente e/o preoccupante? «Non vorrei semplificare la cosa e dire che il problema non esiste, poiché nel mondo della danza capita di dover fare i conti con anoressia e bulimia, soprattutto nelle scuole con ragazze in età adolescenziale.
In teatro ci sono medici, dietologi o comunque professionisti che seguono la salute e l’alimentazione dei danzatori? «Nelle scuole più importanti i ragazzi vengono seguiti da dietologi e dottori, e appena c’è un sospetto di anoressia o bulimia si avvisano i genitori e si manda l’allievo da specialisti». Cosa consigli ad un insegnante di danza o ad un genitore che dovessero accorgersi di avere un allievo/figlio anoressico o bulimico? «La cosa più importante da fare è parlare con i genitori e indirizzarli verso dottori specializzati in queste malattie. Ci sono anche delle associazioni che aiutano i ragazzi e le loro famiglie. In questi casi l’amore dei genitori e la buona volontà non bastano». La Garritano non è nuova a queste “rivelazioni choc”. Solo un anno fa è stato dato alle stampe il suo libro “La verità, vi prego, sulla danza”, che in qualche modo avvalorava un’idea di questo mondo molto simile al ritratto poco lusinghiero fatto dal film di Aronofsky “Il cigno nero”, aspramente criticato, invece, dai professionisti del settore. Qual è la tua opinione a riguardo? «La maggior parte dei film dà un’idea romanzata del nostro mondo, piena di cliché. Esiste l’invidia, certo, esiste l’ambizione, ma di tutu tagliati o spille nelle scarpe non ho mai avuto prova, se non in certe leggende che resistono al tempo. In una grande compagnia dove ci sono circa 100 ballerini, la maggior parte di loro vive una quotidianità abbastanza ordinaria, senza clamori o ambizioni sfrenate, ma capisco che raccontare questa quotidianità non renda un film (o un libro) appetibile. Meglio quindi concentrarsi su quei pochi che per far carriera sono disposti a tutto (che ovviamente non mancano, come in qualsiasi altro ambiente). La verità è che la nostra vita è molto più banale di quanto si pensi». A proposito di leggende, quelle che ruotano intorno alla danza sono tante (come quella che vedrebbe direttori di grandi scuole o compagnie somministrare delle pillole alle danzatrici per non far avere loro il ciclo mestruale). C’è un fondo di verità o è tutto completamente inventato e perché? «Direttori che danno le pillole per dimagrire? Mai sentita questa cosa, credo sia una leggenda metropolitana, o forse qualcosa che accadeva molto tempo fa. Oggi ci si muove con molta cautela, nessuno ha voglia di finire seriamente nei guai per far dimagrire una ballerina. In passato alcuni usavano tecniche un po’ brutali con i ragazzini, ad esempio per fare esercizi di allungamento o per aggiustare la postura, ma oggi, perlomeno in Italia, i maestri toccano poco i ragazzi ed evitano qualsiasi cosa possa portare a una denuncia.
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