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Far East Film Festival "Departures" di Takita YojiroUn Oscar più che meritatodi Nicola Cupperi
Kobayashi Daigo ha da pochi anni realizzato il sogno di una vita: suonare l’amato violoncello in un’orchestra. Peccato che l’ensemble di Tokyo in cui Daigo suona non abbia un seguito di pubblico soddisfacente. Per questo motivo viene smantellata, lasciandosi alle spalle un violoncellista distrutto e senza alcun indizio su cosa fare nella vita. Di concerto con la giovane e amorevole moglie Mika, Daigo decide di ritornare nella natia Yamagata, nel nord del Giappone, per tentare di ricominciare da zero. Bisognoso di un lavoro che possa adattarsi ai talenti di un musicista fallito, il Nostro risponde con gioia a un annuncio che non richiede nessuna esperienza, che promette una lauta paga e che come unica condizione pone l’avere un ottimo rapporto con i partenti.
Convinto di andare incontro a un colloquio in un’agenzia viaggio, Daigo non può che rimanere attonito nello scoprire che l’agenzia NK non cura gli interessi dei partenti bensì quelli dei dipartiti. Si tratta, infatti, di un’agenzia di nokanshi ovvero coloro i quali, nella tradizione giapponese, hanno il compito di preparare il cadavere in vista della sepoltura. Allettato dai soldi e dell’insistenza del grifagno padrone Sasaki, fiero sostenitore del fatto che Daigo si sia presentato guidato dal destino, l’uomo accetta un periodo di praticantato. Comincia così la sua nuova, strana e incredibile carriera lavorativa che lo porterà ad affrontare dapprima i propri tabù, quindi la diffidenza, financo il disprezzo, della gente comune, spaventata da un lavoro considerato impuro. La stessa Mika, una volta scoperto la nuova occupazione del marito, non riesce ad accettarlo e decide di tornare a Tokyo. La vita di Daigo, giunta a un bivio cruciale, è in bilico fra il completo fallimento e la maturazione da tempo cercata e mai trovata. Per molto tempo, fra gli addetti ai lavori, gli Oscar venivano giudicati come un premio relativo, consegnato alle persone in grado di prodursi nelle migliori pubbliche relazioni e non di produrre il miglior film. Negli ultimi tempi gli equilibri sembrano essere cambiati: per caso o per una rivoluzione, chissà, da tre anni a questa parte l’Academy è stata in grado, quantomeno, di premiare pellicole oggettivamente valevoli. Departures è l’ultimo di questa prestigiosa lista, che comprende The Departed, Non è un Paese per Vecchi e The Millionaire. Il film giapponese prodotto da Mase Yasuhiro e diretto dal veterano Takita Yojiro è uscito vittorioso dalla corsa per la statuetta come Miglior Film Straniero, battendo il favorito israeliano Valzer con Bashir. Non ci vogliono tanti giri di parole per affermare che Departures è un capolavoro. Ma la parte semplice della recensione finisce qua. Essere in grado di trovare le parole adatte per descrivere la sensazione di completo annichilimento emotivo che ti assale all’uscita dalla sala, la certezza che l’esperienza di un sentimento così potente e pervasivo non potrà essere facilmente ripetuta, l’incapacità di condividere tutto questo in maniera razionale comporta grande frustrazione. Cerchiamo, quindi, di evitare le scorciatoia e di prenderla alla larga. Il progetto per Departures nasce dieci anni fa da un’idea dell’attore Motoki Masahiro, e rimane nel di lui cassetto fino all’intervento del produttore della Robot Mase Yasuhiro che mette dietro la macchina da presa il regista di lungo corso Takita Yojiro. Takita chiama affianco a sé, nella stesura della fondamentale sceneggiatura, il collaboratore di vecchia data Koyama Kundo mentre per la composizione della colonna sonora, faccenda di non poco conto in un film il cui protagonista è un violoncellista, viene scritturato nientemeno che Hisaishi Joe, nume tutelare della musica cinematografica giapponese, per anni complice di registi come Kitano Takeshi e Miyazaki Hayao. La spina dorsale del film è pronta per la magia. Takita, per anni niente più che un discreto regista, segue il flusso incantato e dirige il meccanismo perfetto che porta alla realizzazione di un film che rimane lontano dalla perfezione solo a causa di alcune limitazioni formali che lo rendono forse più umano e per questo ancora più apprezzabile. In buona sostanza, e molto banalmente, Departures è un continuo alternarsi scandito dallo scontro/attrazione dei due poli vita e morte; questa struttura bipolare viene abilmente riproposta sia in fase di scrittura, dove dramma e commedia brillante convivono in maniera perfetta e più di una volta arrivano anche a sovrapporsi, sia nella grammatica stessa della pellicola, che alterna in maniera sistematica seppur imprevedibile toni enfatici a momenti costruiti per sottrazione emotiva. Il linguaggio registico, e con esso il montaggio, accompagna questo pencolare da un polo all’altro modificandosi sensibilmente a seconda della necessità: minimale e poco intrusiva nei momenti ritualistici, in cui si esplica l’alta poesia e sensibilità del nokanshi; maggiormente presente e quasi invasiva, tanto da dare l’impressione di sfiorare i volti dei personaggi, nei passaggi maggiormente enfatici in cui è coadiuvata perfettamente dalla partitura musicale di Hisaishi. In buona sostanza, e in conclusione, uno dei migliori film degli ultimi anni. Titolo originale: Okuribito Nazione: Giappone Anno: 2008 Genere: Drammatico Durata: 130’ Regia: Yojiro Takita Sito ufficiale: www.departures-themovie.com Cast: Masahiro Motoki, Tsutomu Yamazaki, Ryoko Hirosue, Kazuko Yoshiyuki, Kimiko Yo, Takashi Sasano, Tôru Minegishi, Tetta Sugimoto, Yukiko Tachibana, Tatsuo Yamada Produzione: Amuse Soft Entertainment, Shochiku Company, Shogakukan Distribuzione: Tucker Film Data di uscita: Nominations Oscar 2009 15 Gennaio 2010 (cinema)
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