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Internazionale.doc "Des Hommes" di Khristine GillardUna vita in vetrinadi Valentina D’amelio Alla sua prima esperienza di lungometraggio, Khristine Gillard ci regala un prezioso scorcio di una realtà sociale a cui spesso si preferisce non dare troppa attenzione: il fenomeno della prostituzione. In questo film non si parla tuttavia della tratta di esseri umani, ma di donne che hanno scelto liberamente di svolgere questo mestiere.
L’idea di realizzare questo documentario è nata quando la regista, camminando nel quartiere di Bruxelles dove sono state poi fatte le riprese, ha cominciato a chiedersi cosa dovessero provare quelle donne, sedute in vetrina ad aspettare i clienti, mentre lo sguardo di un’altra donna si posava su di loro. In seguito avrebbe scoperto che per queste donne la cosa più pesante da sopportare è proprio il disprezzo nello sguardo delle altre donne, più dell’atto sessuale ripetuto con i clienti. Queste donne, di cui non vediamo mai totalmente il volto per una manifesta volontà registica, raccontano del mondo maschile e dell’amore, svelandoci una visione della realtà che ci troviamo a condividere profondamente ma che a volte riesce a sorprenderci; poco a poco, le parole di Julie e delle sue colleghe ci liberano dai pregiudizi con i quali eravamo entrati in sala, e ci rivelano un mondo di donne fiere di mostrarsi in vetrina, che si sentono belle perché i clienti non si stancano mai di dirlo, al contrario dei normali partners. Molta importanza viene data ai discorsi di queste donne e al loro luogo di lavoro: in vetrina ognuna ha qualcosa che la caratterizza e che la tiene ancorata alla realtà dalla quale proviene, alle sue radici. L’amore è però una sfera da tenere ben separata dal lavoro: i clienti rimangono tali, non diventeranno mai qualcos’altro, anche se ci sono quelli gentili, che si innamorano e fanno tenerezza; può sembrare paradossale, ma l’amore per queste donne è qualcosa di troppo intimo, ancora di più del rapporto sessuale in sé. All’interno del loro monolocale di pochi metri quadri, le donne lavorano, parlano, sognano e le loro voci, che presto diventano familiari, riescono a colmare l’assenza dei volti, tanto che dopo un po’ si incomincia ad immaginarle: ci si sente inclusi in una chiacchierata tra amiche in cui si discute di amore e di uomini, con molta franchezza e allo stesso tempo con una delicatezza che non ci si aspetta. Da elogiare la capacità della regista di descrivere in modo rispettoso e assolutamente non banale un mondo di confine che, in fondo, non è poi così distante da noi.
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