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"Dexter" - Seconda stagioneIt’s alive! (2x01)di Emanuele Rauco Scoprire di aver un fratello all’apice di un’indagine di omicidio, e per di più osservare che ha lo stesso tuo malsano vizio di uccidere la gente, deve essere un’esperienza traumatica.
A maggior ragione, se questo fratello si è costretti ad ucciderlo per impedirgli di uccidere tua sorella. Per questo non si può chiedere al nostro eroe di restare impassibile. Proprio da qui parte la seconda stagione di Dexter, l’incredibile serie noir di James Manos, jr. che abbiamo avuto la fortuna di vedere in anteprima al Roma Fiction Fest.
Nell’episodio It’s alive!, infatti, troviamo Dexter che ancora sta affrontando lo shock del finale della prima stagione, ma per un freddo e semi-anafettivo come lui, l’unico modo di somatizzare riguarda la sua passione per la morte: e così, il nostro ematologo, serial-killer nei ritagli di tempo, non riesce più ad uccidere e a scaricare la sua anima. Deve trovare il modo di sbloccarsi. Scritto da Daniel Cerone e diretto da Tony Goldwin, attingendo dai personaggi di Jeff Lindsay, l’avvio della stagione è un espediente eccellente, al limite della genialità, con cui entrare definitivamente a fondo in un personaggio estremo, oscuro, contraddittorio e appassionante, con cui cominciare – una volta per tutte – un processo di identificazione e comprensione tra i più traumatizzanti della storia della tv: se già decidere di fare di un killer di killer il protagonista di un racconto è decisione coraggioso, con questo episodio gli autori cercano di far partecipare lo spettatore al tormentato percorso emotivo del protagonista, rendendolo quasi un eroe, o perlomeno l’io narrativo su cui riflettere le proprie emozioni. Manos e soci scelgono una strada impervia: prendono quella che è la più accecante debolezza e contraddizione del personaggio (il suo gusto e la necessità per l’omicidio) e la rendono il terrreno su cui far cedere lo spettatore, l’arma con la quale aprire all’”umanità” il personaggio, il legame ormai tracciato all’interno di una psiche corrotta e che pure non possiamo fare a meno di capire. Così lo spettatore, che nella prima stagione ha dovuto fare i conti con il sostegno a un eroe sadico e assassino, dalle devianze nascoste ma sottilmente evidenti, ora è costretto ad entrare nella sua testa e nel suo cuore (letteralmente, nel finale dell’episodio), a sentire un tormento che non può capire, a sperare che finalmente il coltello colpisca il suo bersaglio. E prima che succeda, Dexter dovrà capire fino in fondo il perché del suo hobby, tornare indietro alla sue radici, con più consapevolezza di quanto non abbia fatto. Il sottotesto psicoanalitico viene a galla in maniera più evidente ed è sempre più un elemento fondante; ma quello che viene fuori da questo episodio, una delle più forti chiavi di lettura della serie, diventa l’ironia, utile e intrigante nel non dare troppo corpo ai fantasmi del personaggio, ma ormai diventata fondamentale: anche perché, date le premesse, visto il rapporto che si è andato creando con lo spettatore, il quale sente il bisogno di vedere la morte in scena, il rischio di una deriva voyeuristica o reazionaria, era dietro l’angolo. Mentre il piglio sornione della voce off, che riflette su normalità e amette la propria debolezza in un mondo in cui la devianza è all’ordine del giorno, riportano tutto a una dimensione metalinguistica che accresce il valore – anche paradossalmente morale – della serie. I meriti filmici del prodotto restano, ça va sans dire, sempre ad alto livello, dalla splendida sigla all’intensità e perfezione della sceneggiatura (che rilancia la suspense, ponendo di nuovo Dexter al centro della caccia), dalla lucidità della regia alla grande interpretazione di Michael C.Hall – premiato al Festival col Maximo Award – che intesse un personaggio fatto di sfumature successive che entra nella memoria, e fa sussultare anche quando deve fare i conti con la scoperta dei sentimenti, incarnati dalla bella e dolce Rita Bennet (Julie Benz). E che le gioie dell’omicidio ci contagino fino in fondo, almeno sul piccolo schermo.
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