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Giornate degli Autori "Di me cosa ne sai" di Valerio JalongoMistero Italianodi Vega Partesotti Che fine ha fatto il cinema italiano? A trent’anni da La Macchina cinema di Agosti-Bellocchio-Petraglia-Rulli, Di me cosa ne sai, il bel documentario di Valerio Jalongo, prodotto da Cinecittà Luce e presentato durante l’ultima Mostra del Cinema di Venezia all’interno delle Giornate degli Autori (nelle sale dal 16 ottobre), cerca di dipanare quello che nel corso del film si delinea come l’ennesimo “mistero italiano”.
Jalongo, regista “intermittente” che per vivere fa l’insegnante, il cinema lo ha frequentato fin da piccolo, grazie allo zio produttore. Tra interviste, materiali d’archivio e spezzoni di celebri film, la sua indagine comincia col ripercorrere a ritroso le fortune del nostro cinema individuando negli anni Settanta il punto di svolta per una cinematografia che, dal Neorealismo in poi, aveva ottenuto non solo riconoscimenti e prestigio internazionali, ma anche ottimi riscontri commerciali sia in Patria che all’estero. Cosa accadde dunque in quel turbolento decennio, e soprattutto perché? Nel 1972 la legge italiana sul cinema cambia, riservando i sussidi statali solo ai film al 100% di produzione italiana: è l’atto che fa “fuggire” negli Stati Uniti uno dei produttori più famosi e attivi, Dino De Laurentiis. Tre anni dopo, con l’appoggio politico dell’allora PSI, inizia l’avventura della tv commerciale. Nell’intreccio fra gli interessi di Hollywood, per cui l’industria cinematografica è appunto solo un’industria, e quelli della tv commerciale, la macchina-cinema inizia ad essere smontata pezzo per pezzo, complice anche un sistema dissennato di attribuzione dei fondi pubblici. Il risultato è quello che emerge dalle numerose interviste con registi costretti a ricomprare metri di girato per poter finire il film dopo il fallimento del produttore, oppure “parcheggiati” per anni in attesa dei finanziamenti, mentre l’entusiasmo inevitabilmente si trasforma in esasperazione. Tra gli intervistati ci sono veterani come Liliana Cavani, Vittorio De Seta, Peter Del Monte, ma anche i giovani registi dei collettivi Ring e Centautori. Un risultato molto più grave della depressione di alcuni registi è esemplificato dai ragazzini che si accalcano alle porte del Teatro 5 di Cinecittà, dove Fellini ha girato alcuni dei suoi capolavori, e oggi set di “Amici”. Interrogati su chi sia Fellini, questi ragazzi smaniosi di far parte del pubblico della trasmissione appaiono completamente smarriti. In mezzo a tanta desolazione emergono figure quasi eroiche, come l’intrepido gestore dello storico cinema Mexico di Milano che ha tenuto in programmazione per mesi “Il vento fa il suo giro” di Giorgio Diritti, o l’anziano proiezionista ambulante calabrese, o ancora il collezionista lucano che negli anni ha raccolto in un vecchio fienile migliaia di preziose pellicole. Tra i tanti pezzi del puzzle che compongono il delitto perfetto perpetrato ai danni del cinema italiano, il film di Jalongo ci ricorda anche un episodio quasi dimenticato: la battaglia legale sulle interruzioni pubblicitarie dei film trasmessi in televisione, che vide contrapporsi alcuni registi, tra cui proprio Fellini, ai canali televisivi di proprietà dell’attuale Presidente del Consiglio. La sconfitta nelle aule del tribunale venne sancita definitivamente da un referendum popolare, che vide esprimersi la maggioranza degli italiani, già ammaestrata da anni di tv spazzatura, in favore delle interruzioni. Il film come prodotto, non più opera dell’ingegno: così lo concepisce Hollywood, che nell’immettere i suoi prodotti sul mercato ha deciso di sbaragliare ogni possibile concorrenza. E’come se, afferma Ken Loach verso la fine del film, nelle gallerie d’arte e nei Musei di tutto il mondo venissero esposte solo opere di artisti americani: sarebbe ridicolo, assurdo, impensabile. Eppure è proprio quello che sta accadendo per il cinema. Da noi, in più, ci sono i tagli ai già scarsi finanziamenti, che colpiscono tutti i settori della produzione culturale. E dopo le recenti esternazioni del Ministro Brunetta in quel di Gubbio, sperare in tempi migliori appare una lontana utopia. Titolo originale: Di me cosa ne sai Nazione: Italia Anno: 2008 Genere: Documentario Durata: 78’ Regia: Valerio Jalongo Produzione: Cinecittà Luce, Ameuropa Distribuzione: Istituto Luce Data di uscita: Venezia 2009 16 Ottobre 2009 (cinema)
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