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"Diary of the Dead" di George A. RomeroIl grande cinema teorico di George Romerodi Emanuele Rauco Abbiamo dovuto aspettare due anni per poter vedere il quinto film della saga dei morti viventi creata da Romero: l’abbiamo visto sfilare al Torino Film Festival, a Courmayer, a Sitges, è uscito in dvd in America e quindi molti se lo sono procurati illegalmente.
Ma finalmente, grazie a Minerva Pictures, possiamo vederlo nelle sale italiane (pochissime, prima della distribuzione in home video): e questa “ri-partenza” della saga in chiave contemporanea è un nuovo, fantastico colpo al cuore.
Un gruppo di ragazzi, che stanno girando un pessimo horror per l’università, si ritrovano all’improvviso coinvolti nel risveglio dei morti, che inondano l’America contagiando la popolazione: Jason decide così di riprendere ciò che vede e creare un documentario, per informare la popolazione. Horror puro nell’aspetto ma incredibilmente teorico e riflessivo nella sostanza, scritto dallo stesso Romero e girato interamente con riprese amatoriali, variando i formati dalla videocamera portatile al cellulare fino a internet e alle telecamere di sicurezza. Questa varietà di formati permette a Romero di mettere in piedi tutta una serie di riflessioni filmiche e politiche che farebbero tremare i polsi a qualunque autore, tranne al più grande cineasta horror di sempre: la struttura dell’on the road – al centro di gran parte della cultura americana – permette all’autore di visitare alcuni luoghi simbolo della società americana in fase di putrefazione, dall’ospedale ai fondamentalismi religiosi fino alle ville borghesi confinanti coi boschi selvaggi, ma anche di documentare il viaggio di un giovane filmaker dal cinema di serie B (a cui Romero fieramente appartiene) all’inchiesta, al realismo assoluto. Ma Romero è scaltro abbastanza per non dipingere il passaggio come una conquista, ma come una schiavitù dell’immagine che non fa sconti. E che coinvolge tutti, dal voyeurismo istituzionalizzato delle microcamere al proliferare di punti di vista mediatici che inondando il mondo d’immagini nascondono la verità, a uso e consumo del potere. Romero mette in scena i mezzi e i modi di (post)produzione, ragiona sulle paradossali dicotomie tra immagine e rappresentazione, verità e realtà, tecnologia e freddezza (il ritorno all’arco) e lo fa in uno script di rara complessità (seppur con qualche venatura didascalica) che sfocia in una regia rigorosissima nel fondere azione e splatter al sostrato enorme che vuole scandagliare. E che si mangia inevitabilmente anche gli attori, facce adatte ma non certo personaggi, più che altro pixel di un immaginario impazzito e auto-divorantesi in cui l’essere ovunque e in ogni momento, non fa altro che costringerci a chiuderci in una panic room. Titolo originale: Diary of the Dead Nazione: U.S.A. Anno: 2007 Genere: Horror, Thriller Durata: 95’ Regia: George A. Romero Sito ufficiale: www.myspace.com/diaryofthedead Cast: Michelle Morgan, Joshua Close, Shawn Roberts, Amy Ciupak Lalonde, Joe Dinicol, Scott Wentworth, Philip Riccio, Chris Violette, odd Schroeder, Megan Park Produzione: Artfire Films, Romero-Grunwald Productions Distribuzione: Minerva Pictures Group, P.F.A. Films, Sharada Film Data di uscita: 30 Ottobre 2009 (cinema)
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