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Dieci anni di videopolisLa città protagonistadi Silvia Aufiero Italo Calvino una volta scrisse che le città non si possono classificare tra felici ed infelici, bensì tra “quelle che continuano attraverso gli anni e le mutazioni a dare la loro forma ai desideri e quelle in cui i desideri o riescono a cancellare la città o ne sono cancellati”.
Crisalide, l’ultimo lavoro di Leandro Lisboa, vincitore dell’edizione 2007 di Videopolis e presentato in anteprima nazionale alla serata inaugurale del festival, ha come ambientazione le insolite strutture delle fabbriche abbandonate di Marghera, un luogo dove i fantasmi del passato e quelli del futuro si affrontano nel presente. Qui l’uomo è rappresentato da una ballerina e, accanto a lei, un gruppo di farfalle indicano la nostra capacità creativa, di riflessione, autocritica e bellezza attraverso l’arte. Il festival Videopolis, voluto dalla Regione Veneto, nacque nel 1998 con la volontà di indagare peculiarità e caratteristiche dello spazio urbano, inteso come dimensione prioritaria della vita contemporanea. Giunto quest’anno alla decima edizione, il festival (tenutosi a Padova dal 3 al 6 novembre) continua ad essere un interessante momento di confronto con dimensioni urbane talvolta molto diverse tra loro: qui la peculiarità delle radici storiche e culturali diviene ingrediente fondamentale per la rappresentazione di uno spazio ormai fondamentale per i rapporti umani. Attraverso una valorizzazione del medium videocinematografico, visto come strumento essenziale per un’indagine nell’immediata realtà, il festival assegna ogni anno il premio Videopolis Veneto Studio System di ventimila euro, allo scopo di realizzare una nuova opera che dia voce e figura ad aspetti e potenzialità del Veneto metropolitano. Quest’anno sono pervenute cento opere da tutta Italia, di cui venti entrate in concorso, suddivise nelle tre sezioni presenti: “La città e i linguaggi”, “La città al femminile”, “La città che cresce – La metropoli veneta”. Preponderante la presenza femminile che con un tocco di sensibilità e delicatezza ha offerto alla nuova sezione “La città al femminile” un’originale sguardo sul quotidiano. Vincitrice di questa sezione è stata Silvia Chiogna con Clandestinas: il coraggio dell’autrice nel raccontare con efficacia la situazione di impotenza e ingiustizia insite nella condizione di essere donna e clandestina nelle società più sviluppate ha colpito la giuria, presieduta da Folco Quilici. In venti minuti l’autrice riporta la durezza di una città come Berlino (dove lei stessa vive) all’interno delle mura domestiche. Con la dolcezza di uno sguardo è stata in grado di raccontare la realtà di due donne migranti in bilico costante tra vita e morte. Non serve ripercorrere le strade, le piazze, i locali della città per incontrare violenza, razzismo, dolore. Una casa diventa teatro di tutto questo, e la realtà ci riporta alla paura che trasuda dai migranti in un territorio straniero e ostile. La stessa Chiogna ha ricevuto anche il Premio Videoplis Veneto Studio System per la creazione di una nuova opera sulla realtà veneta. All’interno della stessa sezione, una menzione speciale è andata al corto Riflessioni di Morena Frisanco che, attraverso un gioco di sguardi e specchi, osserva l’altro volto della città, l’altro punto di vista; la possibilità di rivedere e “ri-flettere” guardando con un altro occhio, può aprire una visuale nuova e inconsueta su una città come Roma. Bella l’idea di Carla Cardinaletti che con In & Out racconta, forse troppo frettolosamente, la genesi di un’installazione artistica a Milano, e l’impatto della città e dei suoi abitanti con un’opera d’arte avvolgente e inconsueta. L’analisi di una realtà come quella di Reggio Calabria è stata premiata in Giganti di Fabio Mollo, vincitore della sezione “La città e i linguaggi”. Oltre all’indubbia professionalità, Mollo riscopre antiche radici e una forte identificazione con le problematiche dei giovani in scelte di vita da cui dipende non solo il loro futuro ma anche quello della città e della regione in cui vivono. L’affascinate solarità (resa con l’aiuto di una fotografia attenta e curata) si mescola all’eco amaro dei soprusi della malavita e delle tradizioni locali, in un costante incontro/scontro con la vita e lo sguardo dei ragazzi di questa città. Interamente girato in pellicola e realizzato con il contributo del Centro Sperimentale di Cinematografia, Giganti è uno squarcio incantato e poetico sulla reale situazione del Sud Italia. Nella stessa sezione si è distinto inoltre il lavoro di Davide Pepe Simple Present, Future Perfect, ottenendo anche il premio del pubblico in sala (che ha votato durante le giornate del festival) consistente in un riconoscimento di 1500 euro. Molto forte l’influenza della video arte in questo autore che analizza, sinteticamente, tre città diverse: Taranto, Venezia, Bologna. Il paesaggio urbano di città eterogenee tra loro sfuma e si confonde in quest’opera sperimentale che oppone alla fissità di immagini realistiche ma irriconoscibili le grandi, mutevoli volute di uno “sheltering sky” libero e corrente. Tra surrealismo e astrazione, fotografia e videoarte, lo sguardo si interroga sul destino delle metropoli. Alla terza sezione, dedicata a “La città che cresce – La metropoli veneta”, non è stato attribuito il premio, ma due menzioni ai corti di Caterina Feruzzi Rione Pertini: c’era una volta il P.E.E.P. (sulla realtà di Mestre), e di Francesca Balbo Senza perdere la tenerezza (ambientato a Venezia). In questa sezione non è spiccato nessun lavoro in particolare: la superficialità con cui si è affrontata l’indagine sulla realtà veneta ha rivelato una serie di opere piatte e prive di personalità autoriale. Semplici constatazioni senza un’evoluzione che possa essere di tipo formale, linguistica o sperimentale. In occasione del decennale di Videopolis sono state inoltre promosse alcune iniziative tese anche alla valorizzazione del festival all’interno della realtà padovana, forse non ancora pronta ad accogliere un evento che esula dal classico cineforum e che potrebbe invece essere occasione di incontro e scambio tra giovani personalità e grandi autori che hanno fatto del documentario il loro sguardo privilegiato sulla realtà. A questo proposito, oltre a due incontri che hanno visto la presenza di Salvo Cuccia, Giuliana Muscio, Sergio Frigo, Marco Segato, Francesco Bonsembiante (per citarne alcuni), rispettivamente sulla situazione del cinema italiano e sulla realtà veneta, è stato proiettato il documentario del 1968 L’Italia vista dal cielo: Il Veneto e Venezia di Folco Quilici. Ma protagonista del festival è stato anche il grande cinema e, in un gioco di ricorrenze e omaggi, non potevano mancare quattro indimenticabili film che recano l’8 nella loro data d’uscita e che hanno la città in qualche modo protagonista: Il porto delle nebbie (1938) di Marcel Carnè, Il cavaliere oscuro (2008) di Christopher Nolan, La donna che visse due volte (1958) di Alfred Hitchcock e Baci rubati (1968) di Fracoise Truffaut. La creatività e la volontà di sperimentare linguaggi nuovi per raccontare diverse realtà e i rapporti che si instaurano con le persone che le vivono fanno di Videopolis un momento interessante di confronto e un evento che andrebbe maggiormente valorizzato non solo nel contesto locale, ma anche a livello nazionale.
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