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"Dig Lazarus Dig"di Nick Cave and The Bad SeedsSuoni grezzi e ispirazione a trattidi Emanuele Rauco Il ritorno dell’australiano Nick Cave con la sua band madre era molto atteso, essendo passati quattro anni dal precedente doppio Abbattoir Blues/The Lyre of Orpheus e non essendo riuscito – col progetto Grinderman – a convincere del tutto il pubblico: per cui questo quattordicesimo album in studio è stato pensato quasi come un giro di vite, un punto di (ri)partenza per la band; anche se, nonostante il grande apprezzamento critico, non tutto funziona.
Prendendo ispirazione dalla parabola di Lazzaro, ma anche dalle capacità escapologiche di Harry Houdini, Cave e soci realizzano una sorta di concept-album che racconta dei tentativi di fuggire dalla morte, della condizione umana di fronte alle molte tombe che s’incrociano nella vita, che risente delle atmosfere più grezze, dirette e polverose sperimentate nel progetto parallelo e dal solo Cave nella colonna sonora di The assassination of Jesse James, intrecciando riferimenti letterari e background popolari, ma non riuscendo a trovare quella purezza oscura che caratterizza le migliori composizioni di cave, afflitte qui da una certa ripetitività. Che l’atteggiamento e i suoni siano cambiati è evidente fin dal primo singolo (la title track), intriso di chitarre grezze, cori cupi e grotteschi, tastiere sporche e “viscide” che rendono il pezzo stranemnte pesante e cono poco appeal compositivo e melodico; seppur migliorando nella qualità, il difetto che emerge alla lunga è quella di una sostanziale mancanza d’ispirazione, che porta il disco ad appiattirsi, a suonare familiare e già sentito, riecheggiando esperimenti dei maggiori cantautori americani, ma sovraccaricando i brani con strutture meccaniche e suoni poco evoluti. Così anche brani energici, quasi rock ‘n’roll, come Albert goes West e Lie Down Here (& Be my Girl), si trovano invischiando nella melma di idee non fresche e poco avvincenti – come dimostra Today’s lesson – e che spesso fanno spazio a pezzi più ragionati e atmosferici che però solo a tratti convincono e incantano: perciò di fronte a piccole perle come Midnight Man o Hold on to Yourself (forse il brano migliore), ci sono anche scivoloni noiosi come Call Upon the Author e More News from Nowhere, rese poco digeribili da un insistito ed eccessivo uso di parlato e ritornello. La band sembra così bloccata, incatenata dentro brani che non esplodono, che non fanno uscire emozioni e idee, ma solo tentativi di rinnovamento poco riusciti, nei quali anche il sempre impeccabile Cave fatica a trovare una dimensione. Un album che crediamo troverà difficoltà anche a farsi apprezzare dal vivo, ma che almeno darà l’opportunità agli australiani di deliziare il mondo con le loro precedenti e soavi creazioni. Tracklist:
1. Dig, Lazarus, Dig!!! 2. Today’s Lesson 3. Moonland 4. Night of the Lotus Eaters 5. Albert Goes West 6. We Call Upon the Author 7. Hold On to Yourself 8. Lie Down Here 9. Jesus of the Moon 10. Midnight Man 11. More News from Nowhere
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