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"Dossier Metropolis" a "Il Cinema Ritrovato" 2009Un importante ritrovamento argentino ridisegna il capolavoro di Fritz Langdi Marco Bellano Metropolis, un’opera aperta. Pur essendo uno dei massimi titoli del cinema espressionista (e della cinematografia mondiale in assoluto), il visionario film del 1927 non è mai stato visto nella sua interezza da oltre ottant’anni.
Già poco dopo l’esordio del film, infatti, il metraggio della pellicola venne sensibilmente ridotto dall’UFA, per facilitare la distribuzione internazionale. Oltre mezz’ora di scene di grande rilievo narrativo sono così andate perdute, assieme alla struttura del montaggio. A più riprese, storici e archivisti hanno rincorso frammenti e indizi di ogni genere (partitura musicale di Gottfried Huppertz compresa), alla ricerca di un "testo originario" che, con il passare del tempo, si faceva sempre più sfuggente. Un restauro del 2001 presentò infine la pellicola completata da una serie di cartelli su sfondo nero, narranti le vicende plausibilmente contenute nelle scene perdute. Si trattò della versione di Metropolis fino ad allora più completa: quella che avrebbe dovuto costituire un riferimento definitivo per il film negli anni a venire. Ma Metropolis, nel 2008, ha ripreso a fuggire. Per lasciarsi forse, per la prima volta, avvicinare come non mai. A Buenos Aires, presso il Museo del cinema, Pablo C. Ducros Hicken ha rinvenuto un negativo degradato di una stampa d’epoca, riproducente una copia di Metropolis precedente alle operazioni di riduzione del metraggio. Oltre trenta minuti di film mai visti sinora sono così diventati disponibili al pubblico moderno. Un nuovo restauro è ovviamente stato intrapreso: anche perché la versione argentina presenta delle sensibili differenze di montaggio, rispetto alla copia 2001. Differenze di cui sarà necessario tenere conto nella ricostruzione. Il pomeriggio del 28 giugno, a "Il Cinema Ritrovato" sono state presentate tre sequenze "perdute", per fare il punto sul restauro dopo un anno di lavoro. Il materiale rinvenuto è importante ed affascinante: oltre a integrazioni di scene già precedentemente disponibili, si è potuto assistere per la prima volta al disvelamento della testa monumentale di Hel, la donna amata da Fredersen e Rotwang, modello del robot costruito dallo scienziato. Si sono poi recuperate interazioni tra importanti personaggi secondari (Josapahat, Gerogy e "der Schmale") che nella versione del 2001 apparivano solo come nomi sulle didascalie d’integrazione. Il negativo di Buenos Aires è purtroppo profondamente corrotto: le immagini, anche dopo il più accurato dei restauri, rimarranno perennemente distinguibili da quelle del Metropolis che siamo sino ad oggi stati abituati a conoscere. Nel film rimarrà così una traccia della multiforme identità dell’opera, che molto probabilmente (alcuni frammenti sono ancora mancanti) è ancora lungi dall’ essere afferrata definitivamente.
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