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E Agrodolce tagliò BlobCome la soap vinse sul programma storicodi Marta Martina Programma feticcio, Blob conta su telespettatori che più che semplici utenti possono definirsi ultrà. Appassionati del surfing channel che la banda di Ghezzi propone loro, gli ardenti aficionados gustano in quella mezz’ora il meglio e il peggio della tv. Lo strafalcione, il gioiello di trash che solo l’occhio attento di Blob riesce a scovare, la velenosa tv locale, il genio dei titoletti che accompagnano l’immagine, compongono quello che può essere definito come il più anarchico dei programmi (sia per come è costruito, sia per quello che racconta). Blob non è un programma, è una piccola istituzione postmoderna, che fa del collage, della brevità e del gioco delle allusioni il punto più alto del meccanismo di riassunto. Piccolo Digest, scova negli orari più negletti e nei canali più abbietti le perle della degradazione sociale e televisiva. Ora è più corto. Blobbino. Perchè il cliente, in Rai (ma anche da Mediaset) non ha mai ragione. Mentre le piattaforme satellitari concedono al fruitore consapevole e competente sempre più spazio per manipolare gli appuntamenti attorno a cui ruota la vita mediatica, nella tv generalista italiana vige un super masochista gioco al massacro. Forse Blob non aveva grandi numeri di share, ma caposaldo di rete poteva essere l’unico motivo perchè qualcuno schiacciasse quel pulsantino sul telecomando. Ora probabilmente i telecomandi di tutta italia subiranno una trasformazione. Il tastino del canale 3 rimarrà intonso, ché una delle poche cose rimaste da guardare è stata accorciata. Non solo Blob si è ristretto come dopo un lavaggio andato a male, ma il tg sportivo si è dissolto come polvere nel palinsesto. Che fine amara. Anzi, agrodolce.
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