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"È BELLO VIVERE LIBERI!" DI MARTA CUSCUNÀIeri e oggidi Marianna Sassano Ondina era ai tempi bui degli anni quaranta; Marta – Ondina è oggi, nel post Duemila, nel post fascismo, nel post Resistenza, nell’era del molliccio diffuso, del pastrocchio politico, del negazionismo, del chissenefreghismo. Ai tempi bui di oggi, insomma.
Solo che, a combattere contro un nemico chiaro e definito, le energie saltavano fuori. A vedersela davanti, una camicia nera, era lampante la divisione tra giusto e sbagliato. E forse non era facile scegliere, per i rischi da correre; ma di certo la pulsione interiore, la necessità di lottare, il tendere verso, era potente. Oggi, tutto è più mellifluo e cangiante: "il mio nemico non ha divisa", come cantava Daniele Silvestri. Eppure questo vuole raccontarci È bello vivere liberi! della giovanissima (ma già Premio Ustica allo Scenario 2009) Marta Cuscunà, visto all’interno di Paesaggio con Uomini di Echidna Cultura: la forza della voglia di cambiare. Che parte da quel punto esclamativo del titolo. Che allora c’era, e oggi non c’è. Che allora era un valore, oggi è reperto storico che gode del privilegio del manto più coprente: un revisionismo inetto e preciso. Cuscunà smantella l’idiozia del revisionismo semplicemente riportando in scena l’entusiasmo. Con i suoi pochi anni, pochi pochi in più rispetto alla diciassettenne Ondina Peatani che in quel dei Cantieri Navali di Monfalcone iniziò a muovere i primi passi della sua consapevolezza politica (che fu forse più un sentimento civile che partitico), Marta Cuscunà prova a immaginare sguardi, slanci e follie della prima staffetta partigiana d’Italia. Ed è (quasi) tutto così, lo spettacolo: intriso di entusiasmo. Che traspare dal volto di Cuscunà, ammiccante, sorridente; ricorda i fumetti, con le loro le onomatopee, le faccine; oppure i cartoni animati, in certi momenti, soprattutto per la scelta dei suoni, con campanellini fuori campo e “cling” improvvisi. È un linguaggio giovane, anzi, ancora di più: è un linguaggio bambino per la purezza dello sguardo, quello che Cuscunà ripropone al pubblico. Non infantile: bambino. Perché Ondina, in fondo, una bambina lo era davvero. Ma il baratro arriva anche per i più giovani, sebbene entusiasti, tenaci, positivi: e il baratro si chiama Auschwitz. Cuscunà, con un’operazione molto interessante, modifica il linguaggio della narrazione e affida la descrizione dell’orrore ad un altro modo di raccontare tipico dei bambini: burattini e pupazzi. Così la deportazione di Ondina diventa stridere di guanti di gomma, forni crematori in miniatura, giganteschi crani sfatti attaccati a corpi di gesso, inermi, disperati, soli. E la purezza dello sguardo, qui, si amplifica esponenzialmente e diventa angoscia distillata, ancora più violenta perché affidata alle gesta stranianti dei giocattoli. “È bello vivere liberi!” fu l’ultima frase che Ondina Peatani disse prima di morire. Cuscunà certo ne attraversa la storia per ricordarla e celebrarla. Ma, sganciandosi da un’operazione puramente biografica, mette in chiaro a tutti noi che l’entusiasmo, il coinvolgimento personale e diretto, la sincerità del sentimento, la volontà di pensare al bene comune partendo dal basso, sono l’unico motore irrefrenabile al cambiamento. Alla faccia della palude sabbiosa dei nostri orizzonti sociali e politici attuali. È BELLO VIVERE LIBERI! Ispirato alla biografia di ONDINA PETEANI Prima staffetta partigiana d’Italia Deportata ad Auschwitz n° 81 672 di Marta Cuscunà (Ronchi dei Legionari - Gorizia) costruzione degli oggetti di scena Belinda De Vito - luci e audio Marco Rogante - disegno luci Claudio Parrino - Co-produzione Operaestate Festival Veneto - Cura e promozione - Centrale Fies - Con il sostegno di Comitato Provinciale per la promozione dei valori della Resistenza e della Costituzione repubblicana di Gorizia, A.N.P.I. Comitato Provinciale di Gorizia, A.N.P.I. Sezione di Ronchi dei Legionari, Centro di Aggregazione Giovanile del Comune di Monfalcone, Biblioteca Comunale Sandro Pertini di Ronchi dei Legionari, Comune di San Vito al Tagliamento Assessorato ai beni e alle attività culturali, Ente Regionale Teatrale del Friuli Venezia Giulia, Polo di Aggregazione Giovanile Toti del Comune di Trieste
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