VEDI ANCHE |
||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
"E DISSE" di Erri De Luca“…dove la terra smette”.di Fabrizia Centola Alpinista solitario; i piedi e le mani alleati verso la linea di confine tra finito e infinito. La cima del monte Sinai rende l’evidenza di un limite invalicabile. Dove c’è un dio, Elohìm, che è solo parola.
In fondo, là dove è il catino rovente del deserto, il suo popolo lo aspetta, sgomento, confuso come un bambino il cui genitore si è allontanato e non fa ritorno. Uomini, donne, vecchi e bambini, hanno abbandonato una vita schiava, ma certa da 28 generazioni, per seguire un alpinista solitario e un dio, unico, che non ha immagine, che non può essere mostrato. Fragile nel corpo, dopo cinque settimane, ritrovato è soccorso. E’ sceso dalla cima, stremato, consunto e privo di ricordo. Sono solo brevi lampi, che gli concedono ciò che è stato. Erri De Luca racconta Mosé, primo alpinista e guida di un popolo ai “confini degli uomini e delle divinità” che attraversa “un deserto spalancato e nessun tetto”, per rinascere. E’ sulla roccia che il divino incide le dieci righe che rappresentano “la differenza tra un nuovo popolo e i suoi oppressori”. Detta e dà mandato agli uomini di farsi custodi e di diffondere le regole dell’alleanza. Con una scrittura che sa di poesia, breve, spessa, che lavora con immagini d’immediata forza, è raccontata la nascita di un popolo libero che fonda la sua identità su regole da tramandare. Per fare questo, sono chiamati gli uomini, perché le donne hanno carichi ben più importanti: creature speciali, madri di vita e consapevolezza, nel loro ventre è già contenuto tutto quello che è il mondo.Tra le pagine, Erri De Luca mette un dio che non produce condanne, ma ne nomina gli effetti, sin da quando la prima donna, Eva-Havà, toglie la specie umana dal giardino dell’infanzia, staccando dall’albero della conoscenza il frutto che alcuni dicono del peccato. Dall’ebraico antico, De Luca, traduce la Torah e, da non credente, ne condivide il viaggio, non l’arrivo. Interpreta, esplora i meandri e le pieghe della lingua, offrendo una lettura in cui convivono tracce di remoto e d’attuale; e collega con un filo sottile il sacro di un popolo, le regole tramandate, con la necessità, oltre qualsiasi fede, di prevenzione dell’intolleranza, della discriminazione e della violenza nei confronti del prossimo; regole di convivenza, segni a volte smarriti, ragioni dimenticate, o reinterpretate. Da anni impegnato nello studio da autodidatta di una lingua remota, per ritradurre, per raccontare con altre sfumature le origini della relazione tra un popolo e il suo dio. “Nel 1900 ebrei e meridionali sono saliti sule stesse navi, anzi scesi, dentro le stive della terza classe sotto la linea di galleggiamento.Noi di Sud lasciavamo la miseria, loro le case in fiamme dei pogrom. Noi ci staccavamo da una patria amara, loro andavano da un esilio a un altro. Si andava insieme, ai quattro angoli del vento.” Breve e denso. Terminato, si ha voglia di rileggerlo ancora. Erri De Luca, E disse, Feltrinelli, pp. 96, € 10,00.
|
|
|||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
Applicazione SPIP | Web design HCE s.r.l. |
Registrazione al Tribunale di Venezia n.1491 del 24-09-2004 | Disclaimer | 2012 Creative Commons |





