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59° EDIZIONE DI TRENTO FILM FESTIVAL 2011: UN BILANCIOI vincitoridi Farida Monduzzi - Giacomo Botteri La splendida sala quattrocentesca del Castello del Buon Consiglio di Trento, dominata dal grande camino e dalla teoria di putti danzanti lungo le pareti, accoglie le varie Giurie accorse per comunicare le loro decisioni nella giornata finale del Festival internazionale della montagna in Trento.
La nuova direttrice artistica Luana Bisesti, abile sostituta dell’indimenticabile veterano Nichetti, assorbito da altri impegni professionali, si è detta soddisfatta di questa 59° edizione coronata dal successo sia in termini di qualità delle opere presentate sia per la sempre crescente affluenza di pubblico. I relatori delle varie Giurie si sono detti imbarazzati in un primo momento visto il buon livello delle opere selezionate per arrivare però ben presto all’unanimità nell’assegnare i premi. Particolarmente apprezzati i film di tema etico che aprono scenari su realtà a volte neppure immaginate come ad esempio “Happy people - A year in the taiga” di Dmitry Vasyukov (Germania 2010) che narra la vita solitaria dei cacciatori di pelli nella taiga siberiana costretti a un tipo di vita primordiale seguendo i ritmi delle stagioni e della natura, rispettandola e amandola. Documentario etnoantropologico reso con elegiaca poesia. L’opera ha vinto il Premio” Museo e Costumi della gente trentina”. Documento – testimonianza preziosa di un mondo in rapida evoluzione è anche il vincitore del massimo premio la Genziana d’oro della città di Trento “Pascoli d’estate” (Summer Pasture) di Lynn True e Nelson Walker (Usa 2010) epopea minore della vita nomade vissuta attraverso un piccolo nucleo familiare alle prese con le rapide trasformazioni della civiltà arcaica in una realtà industriale disumanizzante. Vira verso la testimonianza documentale anche il premio Imola “Per questi stretti morire” di Annalisa Sandri e Giuseppe Ganduno (Italia 20110) sulla vita ardimentosa del Padre salesiano Alberto De Agostini, esploratore e missionario nella lontana fascinosa Patagonia. Come al solito sono stati però i film di rocce, pareti, ghiaccio, ramponi, piccozze, quelli prediletti e più applauditi dal pubblico. Il Festival li ha accontentati offrendo una scelta gamma a partire da “What happened in Palm Island” di Elvira Kurbarska (Polonia 2°10). Girato con scarsi mezzi a disposizione, la regista riesce a realizzare un’opera dal ritmo incalzante mentre segue le ansie, i dubbi di due scalatori impegnati in una difficile ascensione in una remota località della Groenlandia, costretti ad affrontare fino alla fine nuovi ostacoli con determinazione eroica e nel rispetto dell’ambiente. Una sorpresa veramente interessante e capace di stupire, ci viene dal film di Paul Diffley "The Pinnacle" (Gran Bretagna 2010) dedicato a una leggendaria settimana sul Ben Nevis, il monte nella Scozia alto 1300 metri ; settimana nel corso della quale Gimmy Marshall e Robin Smith compirono sei ascensioni invernali in sei giorni consecutivi. Fecero anche la prima arrampicata lungo la parete ghiacciata della Point Five Gully. Una bevuta eccessiva mise fine in modo accidentato alla loro avventura. Cinquanta anni dopo due scalatori ripercorrono quella favolosa esperienza che rimane però irrepetibile viste le enormi differenze fra i moderni strumenti tecnici che facilitano l’ascesa, messi a confronto con quelli rudimentali ed essenziali dei primi arrampicatori.
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