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"ELEKTRA" DI HUGO VON HOFMANNSTHALDopo Cassandra, Medea e Antigone, prosegue il progetto di Farneto Teatro dedicato alle eroine del mito con “ELEKTRA” di Hofmannsthal, prodotto con il Teatro del Buratto e in scena in prima nazionale dal 7 al 24 maggio 2009 al Teatro Verdi di Milano.Comunicato stampa pubblicato domenica 3 maggio 2009 Elettra figlia di Agamennone, vive lunghi anni accanto a chi le ha ucciso il padre - la madre Clitemnestra con la complicità di Egisto, l’usurpatore - aspettando l’evento decisivo, l’atto cruento destinato a verificarsi col ritorno a Micene di Oreste, il fratello cui è affidato il compito della vendetta. La cifra caratteristica di Elettra non è l’azione ma l’attesa. Sorretta da un unico sentimento, il desiderio di giustizia, il suo passo è solitario, la sua lingua frequenta una sola memoria: il massacro domestico. Duro guscio di dolore, fanciulla di memoria tenace e di radicale volontà di vendetta Elettra ricorda per non dimenticare, ricorda l’orrendo delitto perché non cada nell’oblio, ricorda come atto di resistenza, di opposizione alla logica politica e sociale che invece vuole dimenticare per giustificare e avvallare il nuovo regime instaurato col sangue, dagli assassini del padre. Votata senza scampo alla sua missione, ridotta a cagna custode del sepolcro e della memoria del padre, nella sua sconvolgente e vulnerabile solitudine, si pone ancora oggi come pietra dello scandalo della ragione: la sua figura testimonia che attraverso la negazione, il revisionismo e l’oblio non è in alcun modo possibile diventare ciò che si è. L’Elektra di Hofmannsthal, variazione novecentesca di quella di Sofocle, paga con la vita la sua missione. Un testo prezioso che Hugo von Hofmansthal, grande poeta della decadenza viennese, scrisse per Eleonora Duse che lo aveva profondamente colpito. Un testo che la Duse non recitò mai e che è stato ritrovato negli anni ’70 da Antonio Taglioni in un archivio. Una piccola perla, un’opera ad alta concentrazione poetica. Arricchita di una secca k nel nome, questa Elektra ha una pietra nel cuore ed è a sua volta una pietra nel cuore. Simon Weil a proposito della sua vicenda scrive: “Pare fatta apposta per commuovere tutti coloro che, nel corso della loro vita, hanno dovuto conoscere cosa significa essere sventurato. Si tratta è vero di una storia molto antica. Ma la miseria, l’umiliazione, l’ingiustizia, il senso di solitudine, d’essere preda della sventura, abbandonati da Dio e dagli uomini, non sono situazioni antiche, sono realtà di tutti i tempi…”. In scena Elisabetta Vergani (già Cassandra, Medea e Antigone) che ora interpreta Elettra. Insieme a lei Angela Malfitano, attrice, regista, insegnante che qui interpreta Clytemnestra, Federico Manfredi (Oreste) e Martina De Santis (Chrysothemide). La regia dello spettacolo è di Marco Sgrosso, mentre l’elaborazione drammaturgica è della stessa Elisabetta Vergani. Ricordiamo che lo spettacolo è inserito nell’abbonamento Invito a Teatro. Alcune note Il fascino straordinario del testo di Hugo von Hoffmansthal rimanda direttamente al mito arcano e senza tempo della casa degli Atridi, dove si consuma il delitto del grande Re, Agamennone, che - tornato vincitore glorioso dalla lunga guerra di Troia - trova ad attenderlo tappeti rossi e la scure mortale affilata dalla sposa adultera Clitemnestra, vendicatrice del sacrificio della figlia Ifigenia e rovesciatrice dell’Ordine. In misura diversa, e potendo contare soltanto sulle opere sopravvissute, i tre grandi tragici greci sviluppano il mito dando di volta in volta rilievo diverso ai diversi personaggi della vicenda. Appena tratteggiata in Eschilo, seppure già padrona del suo compito di custode della memoria, è in Sofocle che Elettra assurge ad una potenza tragica stupefacente, nella sua ostinata vocazione alla rinuncia totale alla vita e alla dedizione assoluta all’organizzazione della vendetta e del matricidio, opera però per lei impossibile nell’azione e per la quale è necessaria il ritorno del fratello allontanato, Oreste. Euripide sviluppa la funzione del personaggio, arricchendolo di dettagli psicologici e investendolo di una ferocia silenziosa e indomabile, che sarà ripresa in misura e modalità diverse dagli autori moderni, ma che in Hoffmansthal trova la sua forma più compiuta e compatta. Arricchita di una secca k nel nome, questa Elektra ha una pietra nel cuore ed è a sua volta una pietra nel cuore. Votata senza scampo alla sua missione, è cagna custode del sepolcro e della memoria del padre, e nel gusto espressionista e simbolista degli anni a cavallo tra un secolo e l’altro, diventa creatura livida e spietata pur nella sua sconvolgente e vulnerabile solitudine, così come sua sorella Crysothemide rifulge dello splendore negato dell’altra possibilità di vita che lei stessa avrebbe potuto scegliere, e Clytemnestra è ridotta a stupefacente e malato simulacro della grande eroina tragica eschilea. Il ritorno di Oreste, eroe-non-eroe incapace del gesto di giustizia senza il sostegno potente della sorella gracile e fortissima al tempo stesso, per Elektra diventa una liberazione così assoluta che, una volta compiuta la tanto attesa vendetta, come se fosse conscia dell’impossibilità di un futuro all’altezza del suo passato, si consuma e si annienta in una danza selvaggia che la consegna al mito come un idolo spezzato. Teatro del Buratto/Farneto Teatro presentano ELEKTRA DI HUGO VON HOFMANNSTHAL elaborazione drammaturgica Elisabetta Vergani - regia Marco Sgrosso - scene Marco Muzzolon - costumi Andrea Stanisci - disegno luci Paolo Latini - datore luci Marco Preatoni con: Elisabetta Vergani Elektra - Angela Malfitano Clytemnestra - Martina De Santis Chrysothemi - Federico Manfredi Oreste PRIMA NAZIONALE INFORMAZIONI E PRENOTAZIONI: 02 6880038 - TEATRO VERDI – Via Pastrengo 16, Milano - ORARIO SPETTACOLI: ore 21.00 (lunedì riposo) - BIGLIETTERIA: € 15.00 (interi) - € 10.00/ € 7.50 (ridotti) - tutti i mercoledì: € 7,50
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