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ENSEMBLE INTERCONTEMPORAIN – ACCENTUS / AXE 21Capolavori da ascoltare e da vederedi Elisa De Marchi Il 54º Festival Internazionale di Musica Contemporanea della Biennale di Venezia rappresenta una straordinaria opportunità per avvicinarsi a repertori inusuali, per indagare temi e miti moderni, per ascoltare i più grandi interpreti del panorama internazionale. Tra questi ultimi, spicca l’Ensemble InterContemporain di Parigi, ad oggi l’ensemble che più di ogni altro ha saputo dar voce alle sfumature e alle contraddizioni della musica contemporanea.
Fondato nel 1976 da Pierre Boulez, l’InterContemporain è formato da trentuno elementi ed è diretto dalla finlandese Susanna Mälkki; il suo maggior pregio è la flessibilità: è in grado di suonare in molteplici combinazioni di strumenti e può, quindi, eseguire un repertorio molto vasto. In occasione del concerto veneziano, l’Ensemble è stato sostenuto dalla formazione Accentus / Axe 21, coro fondato da Laurence Equilbey e dedito al canto a cappella. Il programma affianca due compositori italiani, lontani nel tempo ma vicini nella comune ricerca sonora: Luciano Berio e Fausto Romitelli. Il ciclo Professor Bad Trip (diviso in Lesson I, II e III, per quasi quaranta minuti totali) si ispira all’opera Conoscenza degli abissi di Henry Michaux, che in questo testo esplorava il mondo delle droghe allucinogene, da lui stesso sperimentate. Grazie a questa lettura, Romitelli scoprì delle relazioni tra gli effetti visionari della mescalina e i territori sonori che più amava: “la meccanica di apparizione, trasformazione, sparizione di visioni e colori è molto vicina alle forme del mio immaginario d’ascolto”. Anche Laborintus II rappresenta una fusione di musica e letteratura: realizzato in stretta collaborazione con Edoardo Sanguineti, il brano è pensato come la continuazione del libro Laborintus. Si tratta di uno spettacolo completo, un testo di teatro musicale, in cui si mescolano pensieri di Sanguineti, passi biblici, citazioni dantesche, rimandi a Eliot e Pound. L’esecuzione dell’Ensemble è stata impeccabile, di straordinaria intensità. Il dirompente e destabilizzante ciclo di Romitelli non poteva trovare interpreti migliori: i musicisti hanno reso con capacità il senso dell’ossessione, le ripetizioni martellanti, gli evocativi passaggi carichi di mistero. Un’interpretazione obiettiva ma non per questo impersonale, che ha dato origine a una sorta di “caos misurato”. Da evidenziare la performance solista del violoncello Eric-Maria Couturier. Il Laborintus di Berio si è rivelato un’opera di grande bellezza, coinvolgente, un capolavoro da ascoltare e da vedere; merito anche di un’ottima esecuzione, che ha saputo esaltare l’integrazione perfetta tra voce, nastro e musica. La formazione Accentus ha infuso vita e intensità al libretto di Sanguineti, un testo già di per sé bellissimo: plurilingue, esotico, affascinante. Il canto e la recitazione si arricchiscono in questo brano di espressioni e movimenti, che donano al pezzo un grande impatto visivo. Una buona mezz’ora di dissonanze e poesia, che è passata troppo in fretta. www.labiennale.org
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