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"ERESIA DELLA FELICITÀ" DEL TEATRO DELLE ALBEIl contagio dei cuori a cielo apertodi Marianna Sassano
Li si sentiva da lontano, camminando per le vie di Santarcangelo. In cerca dello Sferisterio, dove stavano, le loro voci, insieme, duecento, dibattevano l’aria afosa per gridare una felicità.
E da lontano arrivava la loro energia. Contagiava, muovendo i passi più in fretta - ma lo Sferisterio dov’è?!? - chiamando ad assistere ad un bagno di gioia. Contagiava e infondeva un sorriso, come un richiamo urgente a condividere quell’Eresia della felicità che Marco Martinelli aveva pensato per loro prendendola dalle parole di Vladimir Majakovskij, il poeta della rivoluzione. Un’eresia, davvero: pensare che duecento ragazzini di tutto il mondo, non allievi della non scuola del Teatro delle Albe, potessero riunire le loro asinità in un coro di voci e di corpi, di sudori e di forze bambine, adolescenziali, giovani. Da tutto il mondo davvero - Senegal, Belgio, Brasile, Stati Uniti, Italie varie da Scampia a Conegliano Veneto, alla Sicilia per metà marocchina - per venire a essere festa qui, proprio al 41.mo Festival di Santarcangelo, proprio nell’anno in cui la direzione artistica è affidata ad una delle anime del Teatro delle Albe, Ermanna Montanari. Eretico è chi osa scavalcare il confine del noto e ne legittima l’esistenza, contro tutti. Una felicità eretica è una dichiarazione di volontà, un volersela prendere - o riprendere - a tutti i costi, è un sognare anche al di là di ciò che sembra permesso. È un restituire alla felicità l’autorizzazione ad esistere nelle vite degli uomini. Dopo anni di non scuola, Martinelli osa questo sogno. E ci riesce. Come un’utopia. Come una cosa incredibile. Le riunisce, le non scuole che ha disseminato nel mondo. Le mette insieme e insieme le fa lavorare, al di là delle lingue e delle provenienze, per costruire, insieme, un creazione a cielo aperto per il poeta eretico. E guardando i duecento adolescenti nei momenti corali, ma anche nelle scene minori, fatte dai singoli gruppi, oppure nelle pause tra una esibizione e l’altra, mentre provavano concentratissimi, come se quello che andavano a fare fosse tutto il mondo di quel qui e ora inattaccabile del presente incessante, si respirava davvero una felicità per una azione agita insieme. Come un esplosivo, squassante. Come una protesta, urlata. Come una dichiarazione d’amore, totale. Una felicità che suggeriva, dentro chi ha avuto la fortuna di accoglierla - con un moto ingenuo del cuore, ma anche con una nettissima coscienza politica - che forse, dopotutto, un mondo migliore è ancora possibile. http://www.santarcangelofestival.com http://www.teatrodellealbe.com Un video di Eresia della felicità: http://www.santarcangelofestival.com/video2011.asp foto di Claire Pasquier
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