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ESPRESSIONISMOIn mostra a villa Panin a Passariano dal 24 settembre al 4 marzodi Farida Monduzzi - Giacomo Botteri Se fino ad ora, con una magnifica serie di mostre sull’impressionismo, Goldin ci aveva insegnato a “ guardare” la natura per trarne impressioni, ora invita a “vedere” e attraverso l’esperienza sensoriale, trarne emozioni intime. Ecco quindi la nuova mostra che inaugura la nuova stagione espositiva di villa Manin a Passariano dal titolo “ Espressionismo” ( 24 settembre-4 marzo), curata oltre che da Marco Goldin da Magdalena Moeller, rassegna ricca di un centinaio di opere tra dipinti e carta , tutti concessi dal Brucke Museum di Berlino.
Il termine espressionismo risulta riduttivo e poco chiarificatore in rapporto alla varietà e ricchezza del movimento. Manifestatosi all’inizio del secolo scorso è preannunciato dall’Urlo di Munch dalle maschere grottesche di Ensor, dai colori laceranti e accesi di Gaugin. Se anche la sua ideologia, i suoi temi, le motivazioni politiche e sociologiche che ne sono alla base, si possono individuare in vari Paesi europei, dal Belgio con Permeke, Toorop, in Francia con Matisse e Delaunay per non citarne che alcuni, la sua culla ed epicentro non può non considerarsi che la Germania con il gruppo degli artisti della Brucke a Berlino e quelli del Blaue Reiter di Monaco. Insofferenti della perfezione accademica, sollecitati dai vistosi mutamenti sociali ed economici, in atto nella società, gli espressionisti sentirono l’esigenza di un taglio netto con il passato per potere liberamente trasferire sulla terra le emozioni suscitate: disegnavano di getto mirando a rendere attraverso l’uso di colori sgargianti e incongrui la forma dei corpi, nudi espliciti tormentati e ben lontani dal sublime classico, sfida esplicita alla morale borghese e alle convenzioni sociali, espressione a un tempo della solidarietà del movimento verso la parte debole della società, i nuovi schiavi dell’era dell’industrializzazione. Forma e colore si fondono e confondono in un gioioso amore per i paesaggi non più veicoli di impressioni ma esperienze emozionali per arricchire l’interiorità. Con Kirkner lo sguardo si allarga agli squallidi scorci urbani affumicati e oscurati dall’industrializzazione, ma simbolo a un tempo, della civiltà industriale che avanza. In mostra il suo Ritratto di Marcella logo della rassegna, indossa veste gialla a righe scure , tema ricorrente in tante altre opere (Costume giallo e nero di Pechstein, ad esempio) quasi fosse una divisa emblematica di questo movimento assieme alle giovanissime modelle un po’ emaciate, muse convinte di questo gruppo di artisti per i quali posavano volentieri quasi gratis. Franz Marc, grande talento, stroncato giovanissimo sul fronte della prima guerra mondiale, mentre dipingeva i suoi cavallini blu dichiarava di cercare “Una simpatia panteista con le vibrazioni e il flusso sanguigno della natura, negli alberi, negli animali, nell’aria.” Vi è però da sottolineare che mentre le dichiarazioni programmatiche degli artisti del Brucke sono per una rottura netta con il passato, in realtà il passato non scompare del tutto ma riaffiorano influssi del gotico primitivo, combinato poi con il primitivismo delle sculture africane e con gli incubi fumosi delle nuove realtà urbane, crogiuolo questo, in cui nasce l’espressionismo. Questa onda rinnovatrice non investe solo la pittura ma emerge nella musica dodecafonica e nella letteratura specie attraverso la rivista Der Sturm. La mostra di villa Manin, con una scansione sia cronologica che tematica, accompagna le varie tendenze esibendo le opere più significatve da Kirkner a Pechstein, da Nolde a Mueller e altri. All’inizio del percorso uno sgargiante Prati e alberi di Heckckel immerge in un mare di sensazioni coloriste ma anche il bianco e nero di Ragazza nuda accovacciata di Kirkner ha la stessa forza espressiva. Sembrano i progenitori di Grosz i grotteschi volti ghignanti di Nolde che balzano in primo piano incuranti della loro laida bruttezza. Pare quasi una nostalgia impressionista l’opera Donne nel bosco di Mueller sintesi magnifica del passaggio dall’impressione all’espressione. Ricordiamoci anche che è grazie al coraggio di collezionisti appassionati dell’espressionismo e di numerosi dirigenti di Musei se questa bella mostra sulla Entartete Kunst, l’Arte Degenerata, è stata sottratta alla furia ignorante e iconoclastica dei gerarchi nazisti ed è giunta fino a noi.
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