L’affamato Raimundo Nonato scende da un autobus e chiede da mangiare in una scalcagnata rosticceria. Non avendo un soldo in tasca, accetta di rimanervi come sguattero in cambio di un posto per dormire. Ben presto si rivela bravissimo a preparare pasteles e coxinhas, tanto da conquistarsi l’ingaggio in ristorante di qualità e l’amore di una prostituta a cui piace mangiar bene.
A questo racconto se ne aggiunge ben presto un altro che procede alternandosi al primo: qui vediamo lo stesso personaggio (all’inizio non si sa quale dei due racconti preceda l’altro) arrivare in un carcere, dove inizialmente è posto ai gradini più bassi della gerarchia, che riuscirà però a scalare, sempre grazie all’abilità culinaria.
Frutto di una co-produzione italo-brasiliana (a co-produrre è Indiana, la società di Gabriele Muccino e le musiche sono di Giovanni Venosta, abituale collaboratore di Silvio Soldini), Estômago è un riuscito apologo sui rapporti di potere e sulla violenza, latente o manifesta, che pervade le relazioni umane. È un film imperniato su una visione pessimistica dell’uomo: non c’è purezza, non ci sono comportamenti disinteressanti. Tanto il carcere, quanto la società si reggono su rigide gerarchie di potere, di sfruttamento e di inganno. L’ambiguità temporale che caratterizza inizialmente l’alternarsi dei due racconti sembra suggerire l’idea di un ritorno ciclico che esclude la possibilità di sviluppi migliorativi: non c’è possibilità di redenzione per i personaggi.
Ma Marcos Jorge sa rivestire questa “filosofia” con i toni, spiritosi e apparentemente leggeri, di una commedia dalle venature malinconiche, che si conclude con un finale che potrebbe anche apparire lieto – ma quello che Nonato fa per meritarsi il carcere è degno del “peggior” Greenaway… Un ruolo centrale è poi attribuito alle preparazioni gastronomiche e ai loro ingredienti, a cominciare da un monologo iniziale sul gorgonzola. Ma il cibo, pur essendo ritratto come fonte di piacere (spesso la musica di Venosta lo riveste con divertenti motivetti sexy anni ’70), è anche visto come strumento di potere e di inganno.
Molto abile è la costruzione narrativa, che porta lo spettatore, una volta compreso che il racconto del carcere è posteriore, a chiedersi continuamente in che modo un personaggio pacifico come Nonato possa essersi meritato una simile punizione (facile immaginare che c’entri la bottiglia di Sassicaia, ma come?). È augurabile che questo film, che, dopo aver vinto vari premi al Festival di Rio, ha aperto la bella rassegna “Brasil cinema contemporaneo” organizzata a Milano dall’Istituto Brasile-Italia (Ibrit), trovi presto una distribuzione nel nostro paese. Ha infatti le carte in regola per interessare non solo il pubblico del cinema “festivaliero”.
Titolo originale: Estômago
Regia: Marcos Jorge
Nazione: Brasile-Italia
Anno: 2008
Durata: 113’
Genere: commedia
Cast: João Miguel, Fabiula Nascimento, Babu Santana, Carlo Briani, Zeca Cenovicz, Paulo Miklos, Jean Pierre Noher, Andrea Fumagalli, Betina Belli, Luiz Brambila, Ed Canedo
Produzione: Zencrane Filmes, Indiana Production Company
Sito ufficiale: http://www.estomagoofilme.com.br/






