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Echi di ruggiti lontani: possibili vincitori di Venezia 68NonSoloCinema prova a immaginare come la giuria assegnerà i premi alla 68. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica.di Andrea Vesentini È sempre difficile immaginare gli scenari che si apriranno alla cerimonia di premiazione della Mostra del Cinema. In particolare quest’anno, dove in concorso si sono visti moltissimi film di qualità, che ci fanno brancolare fra un mare infinito di possibili opzioni quando si tratta di tirar fuori i nomi. Si sa ciò che ha amato il popolo del festival e la stampa. Si può ipotizzare ciò che potrebbe amare la giuria. Si conosce il regolamento che vieta ex-aequo e doppi premi, spesso sconfessato. Dove volerà quest’anno l’alato leone dal vello dorato? Azzardiamo risposte...
Prima di tutto, precisiamo che mancano ancora due film all’appello (Johnnie To e Ami Canaan Mann) che vengono quindi inevitabilmente esclusi dalle nostre previsioni, ma potrebbero rivelarsi vincenti. Sapendo che il regolamento esclude che lo stesso film riceva due premi principali, partiamo dai riconoscimenti "minori" che lasciano meno spazio ai dubbi. L’assegnazione del Premio Mastroianni per il miglior interprete emergente alla ventiduenne inglese Juno Temple (Killer Joe) sembra più che probabile, ma il giovane Shota Sometani del giapponese Himizu potrebbe cambiare le carte in tavola, soprattutto alla luce del fatto che il Premio Mastroianni alla Temple escluderebbe la possibilità di altri riconoscimenti al film. Se alla fine la spuntasse il giovane protagonista di Himizu, Tracy Letts potrebbe vincere senza problemi l’Osella per la sceneggiatura per l’adattamento di Killer Joe, sua opera teatrale. Fra le poche certezze, si può dire senza remore che quest’anno il teatro la farà da padrone nei premi alla sceneggiatura: se non vincesse Letts, l’Osella andrebbe alla francese Yasmina Reza (Carnage), anche lei per aver adattato una sua pièce. Possibile però che Carnage riceva solo l’Osella alla sceneggiatura? È stato il più amato da molti, senza dubbio dalla critica che lo ha ricoperto di voti, stelline e medagliette di ogni tipo. È il film del regista indiscutibilmente più importante in concorso, Roman Polanski. Non assegnandogli l’Osella alla Sceneggiatura, al film potrebbe andare almeno una, se non entrambe le Coppe Volpi per le interpretazioni. È qui c’è la questione ex-aequo. Perché il film ha solo 4 attori, ma sembra impossibile che non vengano premiati in gruppo, perché tutti sono stati ugualmente eccezionali, perché i quattro insieme, non uno di meno, sono l’anima del film. Gli ultimi ex-aequo per la Coppa Volpi al lido si sono registrati a fine anni ’80, e sono ora esplicitamente vietati in tutte le categorie (salvo poi assegnarli quasi con regolarità, quasi ogni anno). Se si rispettasse il regolamento, come raramente accade, avrebbe la meglio Kate Winslet, vera protagonista dell’edizione di quest’anno con tre film. Gli altri candidati per la Coppa Volpi si sprecano, ma risiedono tutti in area angloamericana: per le interpretazioni maschili, il più probabile sembra Gary Oldman per Tinker Tailor Soldier Spy. Ma si arrampicano sul podio anche Michael Fassbender (Shame) e Ryan Gosling (The Ides of March). Difficile vada a Matthew McConaughey per Killer Joe, escludendo la possibilità di altri premi al film. Per le interpretazioni femminili, la candidata più probabile dopo Kate Winslet sarebbe Deanie Ip per Tao Jie, film hongkongese che ha emozionato molti soprattutto grazie alla sua ottima prova. Rompendo il predominio anglofono nelle Coppe Volpi e dando a Carnage possibilità di altri premi. Possibile, ad esempio, che Michael Fassbender vinca la Coppa Volpi per Shame impedendo al film di Steve McQueen di vincere uno dei premi principali? Il film sembra disegnato apposta per la giuria di quest’anno: opera indipendente e incentrata sulle psicosi del protagonista come piace a Darren Aronofsky, diretto da un artista quali sono David Byrne e Eija Lisa Ahtila, con un’estetica e fotografia impeccabile come il cinema di Todd Haynes. Con questi presupposti, Shame si candida di diritto al leone d’oro. Il Premio Speciale della Giuria (in fondo, un secondo Leone d’Oro) potrebbe quindi andare all’israeliano Hahithalfut, attaccato dalla stampa ma in realtà molto vicino ai gusti della giuria (in questo caso, Téchiné, Martone e gli stessi Haynes e Aronofsky). Il leone d’argento per la regia (spesso usato come un terzo leone d’oro) potrebbe andare a Sono Sion per Himizu o, più probabilmente, a William Friedkin (Killer Joe) o Alexander Sokurov (Faust). E qui entra in discussione un altro premio, non previsto dal regolamento ma ormai diventato regola: il Leone d’Argento per l’insieme dell’Opera, che premia un regista in concorso per tutta la sua cinematografia. Questo sulla carta: naturalmente, è un leone d’oro partorito dai dissensi interni della giuria per evitare che si arrivi allo scontro fisico. Probabilmente, per incoronare chi tra Friedkin o Sokurov non riceverà il premio alla regia, ma potrebbe fare capolino anche David Cronenberg, che difficilmente andrà via a bocca asciutta. E il cinema italiano? Possibile che lasci il Lido senza neanche un leoncino, un gatto selvatico, un qualsiasi felino alato o non? Difficile: è successo l’anno scorso ma quest’anno potrebbe scatenare la guerra civile e istituzionale. Possibile quindi che riceva l’Osella al miglior contributo tecnico Terraferma, probabilmente per il montaggio di Simona Paggi, più che altro come magro giochino di consolazione. Altri candidati forti, David Richardson per il montaggio del film di Johnnie To, Duo mingjin, e Robbie Ryan per la fotografia di Wuthering Heights. Ai giurati l’ardua sentenza. A NSC, le previsioni: la prima scelta è il vincitore che ci sembra più probabile, ma concedeteci un "Piano B". Perché anche i migliori meteorologi possono mancare un giorno di pioggia.
Foto a cura di Romina Greggio Copyright © NonSoloCinema.com - Romina Greggio
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