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"Educazione Siberiana" di Nicolai LilinCome nasce una canagliadi Giacomo Sebastiano Pistolato Nicolai "Kolima" Lilin è cresciuto in Transnistria, regione dell’Est Europeo sottoposta all’Unione Sovietica fino al suo disfacimento, poi dichiaratasi indipendente (senza peraltro esser stata riconosciuta da alcuno stato) e contesa tra la Moldavia - di cui fa ufficialmente parte - e l’Ucraina. Qui hanno trovato rifugio - ma i più vi sono stati deportati da Stalin negli anni ’30 - migliaia di fuorilegge siberiani, discendenti degli irriducibili Urca. A Bender, nel quartiere di Fiume Basso, Nicolai impara le antiche tradizioni della Legge Criminale, quali sono gli unici valori da rispettare e quali comportamenti faranno di lui un "uomo giusto".
C’è chi si conforma a un codice di comportamento semplicemente per la sua valenza imposta dalla società. Chi rispetta le consuetudini solo pro forma. Chi pensa di essere moralmente superiore alle leggi che regolano una nazione o un gruppo di persone. E c’è chi antepone il codice etico di una comunità, la convenzione rituale e secolare di un’etnia, a qualunque altra cosa. Capita così che, a volte, nella pur tragica devianza delle sue norme non scritte, sia un Codice Criminale a crescere con salda coerenza generazioni di "integerrimi delinquenti". Educazione Siberiana riporta, attraverso la memoria dell’autore, il percorso di formazione di un giovane cresciuto e indottrinato secondo le usanze criminali, un bambino nato sotto la tutela di una comunità granitica in grado di sopravvivere esclusivamente grazie all’intransigenza delle sue convinzioni e alla determinazione dei propri membri. L’unica autorità riconosciuta - oltre a quella di "Dio e di nostro Signore Gesù Cristo" - è quella guadagnatasi sul campo (attraverso rapine o omicidi di sbirri), e l’unico passato di cui andar fieri è quello che i tatuaggi sul proprio corpo raccontano. In questo mondo a parte, gli anziani svolgono un ruolo cruciale nell’educazione dei ragazzi: a loro, in questa immensa famiglia allargata, spetta il compito di divulgare e perpetrare la tradizione criminale attraverso storie e aneddoti di esperienze vissute. I criminali siberiani - cristiani ortodossi - venerano le icone, considerano sacre la casa (così chiamano anche la prigione, inevitabile luogo di formazione) e la donna-madre. Chiunque non rispetti o offenda le regole e le formule dei siberiani, non avrà vita facile, se non breve. Educazione Siberiana non è esente, per certi versi, da quella fascinazione che spesso i codici "d’onore" e i rituali criminali sono accusati di suscitare. Dalla Mafia de Il Padrino in poi, il mondo della delinquenza organizzata, per quanto spietata, assassina e devastantemente pericolosa, ha ancora il potere di apparire come una soluzione invece che un terribile problema. Ma il romanzo di Linin ha il merito, come nella Gomorra di Saviano, di svelare la scheletro attorno al quale questa comunità viene costruita, e il terribile circolo vizioso che impedisce a chiunque nasca in seno a questa gente, di ricevere un’educazione che non sia "siberiana". Nicolai Lilin, Educazione siberiana, Supercoralli, Einaudi, 2009, pp. 348; € 20,00.
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