Eisner e Romero: i due volti della paura

"La città verrà distrutta all'alba" di Breck Eisner tra echi romeriani e riappropriazione dei topoi del cinema horror

A distanza di trentasette anni dal classico La città verrà distrutta all’alba (1973) di George Romero, Breck Eisner dirige il remake: un film sostanzialmente diverso ma che mantiene intatta l’efficace metafora sociale del predecessore, ggiornandola alla nostra contemporaneità.

La città verrà distrutta all’alba di Breck Eisner non è un film d’autore: non è Romero ma riesce a essere comunque un prodotto di genere molto efficace e ben confezionato. Nel film di Romero il virus – Trixie – aveva una funzione eversiva sulle coscienze, delle quali metteva a nudo le pulsioni dell’Es, annullando le barriere dell’Io; nel remake Trixie sembra annullare qualsiasi speranza, abbandonando le persone in preda a una inebetita e confusa disperazione, priva della cognizione dello scorrere del tempo. L’inferno, infatti, è ripetizione, come insegna Stephen King. Il romanziere del Maine viene più volte omaggiato, specie nella prima parte del film, che si apre con la descrizione di una tranquilla comunità rurale americana, nella quale l’inconsueto penetra, appunto, come un virus. Questo è il meccanismo che King utilizza nei suoi romanzi più riusciti, sin da Salem’s Lot.

Ma il film di Breck Eisner, dopo una ventina di minuti, prende strade differenti, mettendo in scena tematiche più apertamente romeriane (Romero qui è anche produttore). Il tema della disperazione come eziopatogenesi della follia (The Crazies è il titolo originale di entrambi i film), espresso apertamente solo una volta in una frase dello sceriffo Timothy Olyphant, purtroppo non viene sviluppato e dispiace, perché avrebbe conferito uno spessore di inquietante e originale attualità all’operazione. Eisner riesce tuttavia in ciò che è più difficile: suscitare il terrore attraverso l’assenza; assenza di tutto ciò che fondava la sicurezza della quotidianità fino a un attimo prima dell’intrusione dell’elemento estraneo.

Assistiamo all’improvviso e terrificante svuotarsi di una città che, da un giorno all’altro, si trasforma da quieto simulacro delle certezze e dei valori di una comunità in un luogo unheimlich, spaventoso e sconosciuto, popolato di ombre e fantasmi. Le strade svuotate e invase dai residui della civiltà, illuminate da fuochi fatui che baluginano nel buio; le case improvvisamente silenziose, involucri all’interno dei quali si celano le rovine della società, spesso animate di vitalità residua e armate di coltelli, forconi, armi improvvisate con cui uccidere l’immotivato e svuotato ricordo di sé; i campi abbandonati dai quali sale una nebbia sottile; il cielo terso della campagna statunitense violentato dall’ossessivo transitare di elicotteri che rastrellano l’area infetta, distruggendo qualsiasi oggetto in movimento; le pattuglie di uomini imbozzolati nelle tute bianche, simili ad astronauti che esplorino le dune desolate di qualche pianeta lontano: ma in questo caso lo scopo non è esplorare, bensì sterminare con i fucili e sterilizzare poi col fuoco.

Eisner costruisce sequenze di grande impatto, elegantemente capaci di evocare – complice la splendida colonna sonora di Mark “The Hitcher” Isham e la fotografia splendidamente sgranata di Maxime Alexandre – i fantasmi della Storia: la migliore tra tutte è quella della deportazione dei sopravvissuti – sani e infetti insieme, come bestiame al macello – in un campo di prigionia, con un’iconografia apertamente ispirata alle foto dei treni diretti ad Auschwitz. Tuttavia, le suggestioni di carattere sociopolitico – ricorrenti in entrambi i film, seppure con differenti connotazioni dovute al passaggio di trentasette anni e alla mutata scena sociale – non costituiscono l’ossatura del film ma solo una interessante e arrabbiata nuance che aleggia intorno a un solido horror contemporaneo, nel quale la tensione regge, i personaggi sono ben delineati e assortiti ad arte e il sangue scorre abbondantemente, pur senza spingersi nei territori estremi del gore o dello splatter.

La sequenza meglio costruita è senza dubbio quella dell’assedio all’autolavaggio, in cui i quattro fuggiaschi, rinchiusi all’interno di un veicolo, vengono assaliti da un’orda di infetti mentre le spazzole e i getti d’acqua sui cristalli impediscono la visione di ciò che accade all’esterno del veicolo: una sequenza di rara efficacia – la risposta horror alla sequenza dell’autolavaggio in Crash di Cronenberg? – che potrebbe assurgere a manifesto della new wave dell’horror contemporaneo più astratto, il quale si contrappone alla frangia estrema dei torture-porn (i due Hostel, i sei Saw, ecc.). In questo senso, Rob Zombie potrebbe essere individuato quale delirante elemento ponte tra le due estetiche, novello John Cage o Frank Zappa del cinema estremo, oggetto non identificato, né ancora adeguatamente approfondito.

Breck Eisner, sceneggiatore (Recon, 1996), produttore (Il risveglio del tuono, 2005) e regista dalla dubbia identità ma dalle notevoli capacità tecniche e narrative, riesce con questo La città verrà distrutta all’alba a costruire un’interessante ed efficace variazione sui temi romeriani (l’assedio, il rapporto interno-esterno applicato ai luoghi e alla mente, l’intrusione del sistema-comunità nella vita dell’individuo, lo zombie-pazzo come dissidente politico) senza dimenticare la lezione di Don Siegel (L’invasione degli ultracorpi e tutto ciò che ne è seguito, in termini cinematografici) né cadere preda delle tentazioni digitali e fumettistiche di un cinema che è sempre meno cinema e sempre più videogioco (gli zombie di Zack Snyder, i vari 28 giorni/settimane, i Resident Evil, ecc…). Il respiro qui è quello del cinema classico di genere: una dichiarazione di intenti inattuale e coraggiosa, che interessa linguaggio in primo luogo, tentando una riappropriazione e attualizzazione dei topoi del cinema (di genere) contro l’imbarbarimento e la sempre maggiore ibridazione cui sta andando incontro quest’ultimo da una quindicina di anni. Anche per questi motivi, La città verrà distrutta all’alba è un film prezioso.