“Election (Hak seh wui)” di Johnnie To

E Johnnie colpisce ancora

Fuori Concorso
Ogni due anni gli anziani della storica triade Wo Shing di Hong Kong devono eleggere chi sarà il nuovo capo fra i rampanti rampolli della gang; dopo il regno di Whistle si contendono il posto il pacato, riflessivo e diplomato Lok e l’irruento, irrazionale scorretto Big D (uno splendido Tony Leung Ka Fai). Nella lotta per recuperare il bastone, simbolo del potere, nullà sarà come sembra…

Lok, nonstante i continui ed “insistenti” tentativi di corruzione sugli anziani di Big D, risulta vincitore al termine della votazione; nel frattempo Whistle, l’ex capo della triade, fa espatriare il bastone del potere in Cina per mettere un po’ di pepe nella lotta fra i due contendenti, che già ce n’era poco verrebbe da dire.

Scatta una caccia all’uomo, o meglio al bastone, all’ultimo sangue che vede vincitore Lok ed i suoi uomini. Come è giusto che sia, quest’ultimo ottiene il potere che gli spetta, riuscendo anche a convincere Big D, che persa la battaglia minaccia la scissione dalla triade, a collaborare.

Nella parte che segue questi fatti, il film potrebbe finire logicamente più volte, lasciando piacevolmente stupito il pacioso spettatore; il finale scelto da To è quello forse meno aspettato, ma sicuramente il più giusto, che colpisce per il più o meno improvviso ribaltamento dei ruoli fra i due antagonisti.

Il figliol mica tanto prodigo del cinema Hongonkese del terzo millennio riesce finalmente ad usufruire di una sceneggiatura ottima, dopo gli improponibili, o quasi, script di “Breaking news” e “Yesterday once more” visti a Torino l’anno passato. A quanto pare non soddisfatto, Johnnie nella prima parte del film tenta di buttare nel vespasiano cotanto ben di Dio, forse poco abituato a siffatta maestria sceneggiativa; fortunatamente l’enfant prodige del former dominion, appena dopo la prima metà del film, sembra abituarsi alla manna che gli è cascata in mano e fa rivedere quanto di buono a livello registico ci ha abituato: il suo manierismo, la sua macchina da presa barocca, la capacità di cogliere la carica estetica di ogni inquadratura rende i suoi film sempre piacevoli.

La sceneggiatura è finalmente solida, non perde un colpo e trasuda di realismo, accompagnato dall’ironia che To sempre porta nei suoi film; un film da vedere, adattissimo per spingere lo spettatore a recuperare il lavoro passato del regista.

Hong Kong, 2005, 35mm, 101′, col.

regia/director Johnnie To
sceneggiatura/screenplay Yau Nai Hoi, Yip Tin Shing
fotografia/director of photography Cheng Siu Keung
scenografia/set design Tony Yu
montaggio/film editor Patrick Tam
musica/music Lo Tayu
interpreti e personaggi/cast and characters Simon Yam (Lok), Tony
Leung Ka Fai (Big D), Luis Koo (Jimmy), Nick Cheung (Jet), Siu-Fai Cheung (Mr.
So), Suet Lam (Big Head), Ka Tung Lam (Kum), Tianlin Wang (Uncle Teng), Maggie Siu (Mrs. Big D)
produttore/producer Dennis Law, Johnnie To
produzione/production Milkyway Image ù
distribuzione/distribution Mikado
vendita/world sales agent Celluloid Dreams