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FESTA DEL CINEMA DI ROMA 2007: LE STRATEGIE PER UN ULTERIORE SALTO DI QUALITA’Gli organizzatori sono già al lavoro per migliorare la Festa, partendo proprio dalla risoluzione dei problemi che hanno caratterizzato la prima edizione.di Giovanni Santoro Goffredo Bettini, direttore della Fondazione Cinema. Festa internazionale di Roma - nuova struttura creata per sostenere al meglio la Festa e retta da una sinergia tra Comune, Provincia, Regione e Camera di Commercio – ha annunciato, durante un incontro con la stampa nel panoramico roof garden dell’Ewerk Palace di Berlino, le novità della seconda edizione della Festa del Cinema, che si terrà nella capitale dal 18 al 27 ottobre, distanziandosi ancora un po’ (ma non tanto quanto sarebbe auspicabile) dalla Mostra di Venezia (29 agosto – 8 settembre) e avvicinandosi ulteriormente al Torino Film Festival (23 novembre - 1 dicembre). Una particolare attenzione sarà offerta al cinema africano e indiano, con accordi produttivi per sostenere i cineasti africani, e mostre, concerti, incontri con i protagonisti del cinema indiano. Nel comitato scientifico le new entries sono gli illustri Tullio Kezich, Giuseppe Cereda di Rai3, Renato Nicolini e Carlo Freccero, mentre l’esperta Mariuccia Ciotta, co-direttore del Manifesto, affiancherà Mario Sesti nel lavoro di ricerca per la sezione Extra, dedicata soprattutto a lavori sperimentali e d’avanguardia. La giuria popolare, che contraddistingue il festival romano e che nella prima edizione ha dimostrato con i suoi verdetti grandi competenze sotto la presidenza di Ettore Scola, avrà un respiro europeo (dal momento che 14 dei 50 giurati saranno selezionati tra il pubblico frequentatore delle sale europee grazie alla collaborazione di Europa Cinemas) e un presidente internazionale. Le novità più importanti riguardano aspetti apparentemente minori della Festa ma in realtà ben più importanti perchè dimostrano la capacità degli organizzatori di migliorare partendo da una riflessione sugli aspetti “negativi” della prima edizione. La prima edizione della Festa, infatti, ha, senza ombra di dubbio, causato un terremoto nel panorama dei festival cinematografici in Italia. Molti gli elementi positivi che essa ha comportato: sulla scia del successo delle Notti Bianche si è avuto per la prima volta un serio e notevole investimento da parte dei privati nella Festa di Roma (anche Venezia con la presidenza di Davide Croff ha invertito rotta cercando di intraprendere questa strada). Però sono molti anche i punti che è opportuno correggere. La prima edizione, infatti, al di là di alcuni problemi organizzativi, derivati proprio dal fatto che si trattava di una prima edizione e, quindi, facilmente risolvibili nei prossimi anni (programmazione con sovrapposizioni, troppi film, difficoltà negli spostamenti per gli addetti ai lavori, proiezioni stampa limitate, conferenze stampa in orari improponibili, traduzione simultanea assente, assenza di distinzione tra proiezioni per il pubblico e proiezioni per gli accreditati, la cavea dello splendido Auditorium sempre vuota, inutilizzata e triste da vedere sia dal vivo che in televisione), ha messo in luce un’incertezza a livello teorico sull’identità della manifestazione. La manifestazione romana si definiva “festa” (ed infatti ha puntato sull’appeal, sul glamour, sul red carpet), ma al suo interno aveva tutte le caratteristiche per essere un “festival”: un concorso (debolissimo in confronto ad altri festival), delle anteprime, delle proiezioni per la stampa, un mercato, una giuria, delle opere insolite, dei documentari. Il problema principale della Festa romana è stato il totale e improponibile sbilanciamento a favore della componente “festa”. A farne le spese è stato il cinema. Non che non ci fossero film validi, ma questi hanno avuto poco spazio, se ne è parlato poco. La sezione Prémiere, il red carpet, divi e dive di fama mondiale hanno fatto la parte del leone lasciando poche briciole al resto. Proprio per questo motivo i direttori Gosetti e Sesti hanno già dichiarato che il numero dei film proposti nella seconda edizione sarà inferiore, per garantire così la giusta visibilità a tutti i film. Quanto al concorso, penalizzato nel 2006, "l’esperienza - dice Bettini - ci suggerisce innanzitutto di dare più peso al concorso e alla sezione Extra. Questo non significherà ridurre la forza della Premiere, ma ricavare nuovi spazi a una programmazione che lo scorso anno era rimasta un po’ soffocata”. Inoltre, un’altra pecca della prima edizione è stata il fatto che non si è creato un nuovo pubblico (come invece accade all’Auditorium alla domenica con le Lezioni di Storia), cioè il rapporto del pubblico romano con il cinema è stato limitato, ed il pubblico si è dimostrato interessato più che altro a buttare l’occhio alle passerelle e a comprare i biglietti dei film con protagonisti la Bellucci, Di Caprio, la Kidman. Non si è ripetuto quindi il miracolo di Massenzio e delle Estati Romane. Ecco perchè, invece, sempre Bettini ha sostenuto che nel 2007 la Festa si aprirà “a circoli culturali, cineclub, centri sociali, associazioni cattoliche, chiamati a organizzare eventi disseminati nella città per dare un carattere meno istituzionale alla Festa”. Si potrebbe aggiungere a proposito della prima edizione, inoltre, che non sono stati sfruttati al meglio i tanti personaggi che avrebbero potuto dire qualcosa di interessante, e rari sono stati i momenti di vero dibattito culturale con il pubblico (ad esempio l’incontro Bertolucci-Bellocchio) a discapito sempre di un’attenzione alla parte mondana degli eventi. Comunque gli elementi per ottenere qualcosa di nuovo ci sono tutti, basterà dosare meglio le componenti di “festa” e “festival” (ma dalle parole degli organizzatori è chiara l’intenzione di lavorare su questo punto) per evitare di dar vita ad una grande abbuffata fine a se stessa e per evitare che la Festa di Roma serva solo per la promozione dei grandi blockbuster e non ad un cinema di qualità che spesso fatica a trovare visibilità e una successiva distribuzione. Da ultimo, ma non per importanza, c’è da notare che dall’incontro berlinese della delegazione romana è emerso il ruolo fondamentale degli enti locali all’interno della Festa romana (a sottolineare, ancora, il forte interesse della politica nei confronti del cinema inteso come vetrina e strumento per raggiungere ampi consensi). Infatti mentre il Presidente della Regione Lazio Piero Marrazzo (primo promotore, tra l’altro, del futuro RomaFictionFest diretto da Felice Laudadio), da Berlino ha annunciato: “la Regione sarà nella Fondazione a tutti gli effetti e stiamo preparando gli atti per l’ingresso ufficiale in quella che sarà una struttura dove si incontreranno le varie amministrazioni locali, compresa la Camera di Commercio. Per questo abbiamo stanziato oltre un milione e mezzo di euro con cui manteniamo l’impegno preso con il presidente Bettini e il suo staff, per dare un grande impulso agli elementi di coproduzione”, il sindaco Walter Veltroni è in partenza per Los Angeles, accompagnato dalla responsabile della sezione Première della Festa del Cinema di Roma, Piera Detassis, con lo scopo di presentare la kermesse romana in una serie di meeting con le più grandi case di produzione cinematografica di Hollywood. Negli ultimi mesi a Torino si è svolta una lunga querelle che ha portato a diversi cambiamenti del Torino Film Festival, a Roma sono già al lavoro per un ulteriore sviluppo della Festa del Cinema, ora non resta che conoscere quali saranno le contromisure che adotterà Venezia, alle prese con i perenni problemi legati alla realizzazione del “nuovo” Palazzo del Cinema, per riuscire a mantenere la sua prestigiosa leadership. La guerra dei festival per il 2007 è iniziata, e i direttori dei festival dovranno sfidarsi su un campo di battaglia affollato, quest’anno più che mai, anche da molti politici. Poco importa che il motivo che spinge quest’ultimi a scendere in campo sia la ricerca di una visibilità che il cinema può offrire loro per ottenere ampi consensi (in molti dicono nella corsa alla leadership del futuro partito democratico), l’importante è che a farne le spese non sia il bel cinema.
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