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5. FESTIVAL INTERNAZIONALE DI DANZA CONTEMPORANEAImpressioni sulla 5° edizione del Festival della Biennale di Veneziadi Giacomo Botteri Si apre fra le polemiche il 5. Festival Internazionale della Danza Contemporanea diretto per il terzo anno consecutivo dal coreografo e danzatore Ismael Ivo. Si conclude con il titolo significativo di “Body & Eros” il ciclo triennale del danzatore brasiliano che ha messo come tema-fulcro il corpo.
Le sedi sono quelle ormai tradizionali del Teatro Piccolo Arsenale, Teatro Malibran, oltre ad alcuni palazzi veneziani, ambitissime scenografie naturali, valore aggiunto a ciò che si sviluppa sulla scena. Quindici le compagnie provenienti da vari angoli del mondo, dal Giappone alla Serbia, dalla Corea all’Argentina, dall’Irlanda alla Gran Bretagna e alla Germania, oltre, ovviamente, all’Italia. Eccolo quindi il corpo, questo oggetto del desiderio mostrato, esibito, mercificato, cosa schiavizzata che finisce però per soggiogare con la forza del suo eros chi vorrebbe domarlo. Non si poteva sfuggire agli spettacoli provocatori dato il tema da trattare e cioè l’analisi della più nascosta interiorità del corpo. La nudità quasi integrale delle danzatrici di “Batik” del coreografo Ikyuyo Kuroda (Giappone), le loro pose provocanti al limite del volgare si pongono però nel solco della tradizione della danza contemporanea da tempo indifferente a queste performance in fin dei conti caste e non scioccanti. Le ragazze nuotano, si urtano, cadono, balzano giù da una scala in uno swing irrefrenabile alla ricerca esasperata di ritmo. Ad alleggerire poi, a rendere sopportabile la loro nudità mentre danzano in un fiume, scende una pioggia di petali di ciliegio che ingentilisce il quadro con un tocco di poesia. Anche in “The velvet Suite” di Kaiji Moriyama (Giappone), danza di amore estremo dove desiderio di vivere e desiderio di morire si contendono il corpo tormentato del danzatore, è nel solco della tradizione delle tragedie greche senza quelle esasperazioni scandalistiche o provocazioni fine a se stesse. La traduzione estremizzata del taoismo, si dipana negli acrobatici contorcimenti di Kaiji Moriyama che simbolicamente, con il suo corpo, cerca di ridarci il ricamo dell’impalpabile realtà ultima del creato. Per entrare nel vivo delle polemiche e potere giudicare delle critiche preventive piovute su Ismael, occorre varcare dapprima il nobile portone di Palazzo Contarini e assistere al “Mercato del corpo: vendita all’asta di danzatori e danze” di Ismael Ivo (Brasile). Danza del ventre, flamenco, tango, chippendale, sono sette le danze per sette danzatori messi all’asta da una battitrice con l’assegnazione di volta in volta, della danza e del danzatore al migliore offerente scelto fra il pubblico al quale verrà riservata l’esecuzione in esclusiva in una camera di albergo. Danza interagita, quindi, in cui si vuole estremizzare il realismo della mercificazione facendo poi pagare ad alto prezzo, il biglietto vincitore e spettacolo ove il limite fra attore e spettatore viene abolito. Provocatoria quindi, ma utile riflessione non tanto sulla tratta degli schiavi ma sull’attuale insostenibile mercificazione che si fa del corpo non solo attraverso la prostituzione, ma il consumismo e il conformismo del voyerismo televisivo. Non è però possibile condividere l’estrema, inutile, assurda provocazione di spettacoli come l’annunciato “Messiah game” di Ruckert dove l’ispirazione parte dal Vangelo e si annuncia come scandaloso e insopportabile perché si usano punti fondamentali del credo cattolico per farne un uso stravolto, scandaloso, aberrante, difficilmente condivisibile. Niente censura preventiva per negare la libertà di espressione, ma un modo c’è per sottrarsi a questo balletto choc, alle sue orge, violenze: astenersi dall’assistervi.
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