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FILIPPO TIMI PRESENTA IL SUO LIBRO PEGGIO CHE DIVENTARE FAMOSOIl coraggio di essere sé stessidi Ilaria Falcone Alla Feltrinelli di Piazza Piemonte, Milano, il 22 gennaio, l’attore e scrittore Filippo Timi ha presentato il suo terzo libro, “Peggio che diventare famoso”, dopo “Tuttalpiù muoio” e “Lasciamole cadere queste stelle”.
Peggio che diventare famoso è un parallelo tra la sua vita e la sua recitazione durante le riprese del film di Gabriele Salvatores Come Dio comanda, tratto dal libro di Niccolò Ammaniti, film di cui Timi è il protagonista. È stata una presentazione innovativa e unica; Timi, seduto sugli scalini del piccolo palco, ha letto brani del suo libro, con la sua voce calda e comunicativa, ha improvvisato, interagendo e coinvolgendo il pubblico in un turbine di emozioni forti, ma oltraggiosamente e spudoratamente sincere. Filippo Timi ha un carisma prepotente e ammirevole, riesce a trascinare nel suo entusiasmo fan di ogni età. I suoi libri, autobiografici, sono dotati di una scrittura intensa, che trasporta il lettore a vivere con passione le avventure e disavventure di questo giovane attore perugino. Ha una capacità narrativa sferzante, coinvolgente, vorticosa. Il titolo di questo suo romanzo si ispira a un pensiero di quando aveva undici anni: aveva confessato a don Marino, il parroco della sua Chiesa, che avrebbe desiderato diventare santo. Ma, dopo aver scoperto l’iter impegnativo per accedere alla santità, aveva convenuto che era “peggio che diventare famoso”. Comunque, quello che lo ha intrigato a sceglierlo come titolo è stato l’accostamento di peggio insieme a famoso, chiedendosi anche cosa ci sia peggio che diventare famoso? Non diventarlo? Con Peggio che diventare famoso racconta una sua recente esperienza, quello che lo ha visto sul set del film di Salvatores, nei panni di Rino, con un figlio adolescenze, ma la sera in albergo tornava a essere solo Filippo, con il suo debito d’amore, concetto che ritorna spesso nei suoi libri. “Il debito d’amore che mi porto dentro, riuscirò mai a pareggiarlo e stare di fronte al mondo come un uomo senza bisogno di stupire nessuno? Forse ancora no, non sono pronto.” Intervallato da poche domande, per il timore di sciupare questa sua piccola e indimenticabile rappresentazione promozionale, ha spiegato che non ha da subito pensato di pubblicare un nuovo libro: “non penso mai prima; il fatto è che scrivere mi calma. Ero sul set, con tutte le tensioni del ruolo e, tornato in Hotel, buttavo giù alcuni pensieri, ma non pensavo a dare loro una forma. Ho la fortuna di avere una collaboratrice eccezionale; parlando e ragionando con lei, abbiamo dato forma a questi flussi un po’ vulcanici, che occupavano circa cinquecento, seicento pagine… sono esagerato in tutto.” Prosegue dicendo “ mi sento un paladino degli sfigati, ho una profonda voglia di dire, di dare speranza, perché se ce l’ho fatta io… Ho questo desiderio di vivere a ogni costo. Soffro perché non potrò mai vedere la luna (da anni convive con il morbo di Stargardt, malattia rara, che atrofizza le cellule coniche dell’occhio. «Il centro dei miei occhi è quasi cieco, mi mancano 9,25 gradi. Un buco nel campo visivo: vedo i contorni, ma non ciò che sta dritto davanti a me».). Queste piccole cose mi rendono affamato, non intendo perdere nessun attimo di vita purchè bruci… vorrei riuscire a demolire alcuni tabù, riuscire a fare ridere e piangere contemporaneamente. Quando scrivo mi do la speranza di vivere in modo più appieno. Amo sorridermi addosso, una delle mie citazioni preferite è di Aristotele, o quanto meno a lui attribuita, “l’essere umano è un animale che ride”. E mi accorgo che questa mia prospettiva è rara nel mondo cinematografico. Ammiro Salvatores e Bellocchio (con cui Timi ha girato un film su Mussolini) per il loro riuscire a essere sé stessi.” I momenti più incisivi e delicati di questo libro sono il rapporto che Filippo ha instaurato con Alvaro Caleca, che nel film interpreta suo figlio Cristiano, e il rapporto profondo e indissolubile che ha con sua madre. Con Alvaro ha stabilito, anche fuori dal set, un legame molto importante, ma anche poco onesto (da intendersi con affetto però), dal momento che per tutta la durata del film Timi si è sempre considerato suo padre “perché un personaggio puoi recitarlo, un rapporto no”. Questa situazione ha portato Timi a interferire nella vita privata di Alvaro, creando sviluppi ironici e dispettosi. E poi i racconti telefonici con sua madre, porto sicuro in cui rifugiarsi, il suo “bisogno di essere coccolato” esprimono tutta la forza sentimentale, che lo rende un libro pieno e dirompente.
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