|
Home page » arte » recensioni |
VEDI ANCHE |
|||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
FRANCO BATACCHI IN MOSTRA A SAN DONA’Un’antologica in occasione del cinquantenario della sua attivitàdi Giacomo Botteri La Provincia di Venezia celebra uno dei suoi artisti più significativi degli ultimi decenni, organizzando, in occasione del cinquantenario della sua attività, una ricca antologica a San Donà di Piave.
Pittore dalle forti connotazioni venete pur nelle innegabili aperture alle linee maestre dell’arte del ventesimo secolo, Franco Batacchi si presenta come un artista rinascimentale, curioso di sperimentazioni anche materiche, teorico, storico, critico, crea a volte gli stessi supporti delle sue opere come negli inchiostri e foglia d’oro su carta da lui stesso realizzata. Dalla carta può passare con uguale estrosità alle sculture in acciaio, altri metalli, il vetro essendosi forgiato come assistente alla scuola di Toni Benetton, altra gloria di terra veneta. Lo si immagina lettore appassionato dell’opera di Luca Pacioli, l’amico di Leonardo e come lui alla ricerca del perfetto connubio fra rigore matematico e rappresentazione pittorica, teorizzato nel suo “De divina proportione”. Nell’opera di Batacchi, infatti, lungo tutto il suo percorso creativo, si possono individuare costanti che si ripresentano perfezionate , nelle opere successive, cioè il rispetto delle scansioni spaziali, in un equilibrio prospettico che non gli impedisce di dilatare le forme, assottigliarle in un gioco tonale di accesi contrasti che costituiscono un’altra delle sue costanti. La struttura architettonica che sorregge le sue opere gli consente il ricorso a cerchi, archi, quadrati, linee parallele per inquadrare le figure che, da questa prospettiva geometrica traggono vigore e classicità. L’antologica di San Donà dà risalto alle sollecitazioni che le sue opere suscitano non imponendosi come verità precostituite da imporre a chi guarda, ma come offerta di interpretazione perché ciascuno vi scorga l’immagine, le sensazioni sottintese aperte a ogni interpretazione. Così, ad esempio, la figura sinuosa del logo che presenta l’esposizione per alcuni richiamerà le ebbre baccanti della danza di Matisse, ad altri un’evoluzione della sua famosa Venere italica: non più opulenta dea madre feconda, ma snella fanciulla rinata sinuosa, impertinente ed enigmatica come dalle ceneri del passato. Segno cabalistico arcaico diluito in una scioltezza quasi innocente.
|
|
|||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||||
Applicazione SPIP | Web design HCE s.r.l. |
Registrazione al Tribunale di Venezia n.1491 del 24-09-2004 | Disclaimer | 2012 Creative Commons |





