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"FRATELLI D’ITALIA" di Claudio GiovannesiSeconde generazionidi Rinaldo Vignati Tre storie di studenti di una scuola di Ostia, immigrati di seconda generazione. Alin è rumeno ed è in conflitto con i compagni di classe (li considera troppo infantili) e coi professori. Masha è bielorussa ed è stata adottata da una famiglia italiana. Ora suo fratello si è rifatto vivo e lei è in dubbio se andare a trovarlo in Bielorussia (e se andarci col fidanzato italiano) oppure no. Nader è egiziano, ha una fidanzata italiana che i genitori (la madre in particolare) non vorrebbero che frequentasse e ha problemi con la scuola.
La questione delle “seconde generazioni” è oggetto di numerose ricerche sociologiche (per esempio, M. Ambrosini, S. Molina, Seconde generazioni, 2004; L. Queirolo Palmas, Prove di seconde generazioni. Giovani di origine immigrata tra scuole e spazi urbani, 2006) e anche di un dibattito politico (a partire dalle proposte di leggi presentate in parlamento per rivedere le modalità di acquisizione della cittadinanza) a tratti vivace. Un documentario su questo tema può quindi suscitare curiosità. Fratelli d’Italia è il risultato di una collaborazione iniziata nel 2007 tra l’Associazione Il labirinto/Progetto Educinema e l’Istituto tecnico commerciale Paolo Toscanelli di Ostia. Quasi il 30% degli studenti di questo istituto è di origine non italiana e tre di loro sono stati “pedinati” dalla macchina da presa dentro e (soprattutto) fuori dalle aule scolastiche. Se da un lato si intuisce che dietro un film come Fratelli d’Italia vi è un grande lavoro di preparazione (soprattutto per conquistare quella fiducia che consentisse di ottenere la naturalezza che traspare dalle riprese), lavoro che merita rispetto, attenzione e apprezzamento, dall’altro la visione del prodotto finito suscita più di una perplessità. Anzitutto, il film appare troppo lungo ed è caratterizzato da un disequilibrio fra le tre storie. Quella di Masha, più breve delle altre due, appare decisamente meno focalizzata: accenna a temi rilevanti come la nostalgia e il bisogno di “radici”, ma senza riuscire a svilupparli compiutamente. Una seconda perplessità riguarda il ruolo della scuola. Le note di produzione presentano il film come “un documento del grado di partecipazione e di inclusività che la scuola italiana, come parte più attenta della società, va realizzando da anni, a vantaggio e a sostegno dell’integrazione degli studenti stranieri”. Intenzioni condivisibili: la scuola è certamente il luogo principale in cui si gioca l’integrazione di questi ragazzi nella società italiana. Nel film il ruolo della scuola rimane però purtroppo sostanzialmente sfocato. Anzi, per quel che si vede sullo schermo, si direbbe che la scuola e gli insegnanti non fanno proprio una gran figura (basti vedere come la professoressa equivochi le parole di Alin mentre in classe commentano Miserere di Zucchero). In terzo luogo, un documentario come questo porta a interrogarsi sulla “verità” che la macchina da presa può rivelare. C’è da chiedersi se il film riesca davvero a cogliere la “verità” oppure fornisca a ragazzi di una generazione abituata ad Amici e ai video di YouTube un palcoscenico su cui mettersi in scena come “rebels without a cause” (penso, ad esempio, alla sequenza in cui Nader fa un pesante discorso razzista). A questo proposito, c’è anche da dire che due bulletti, con il loro atteggiamento spavaldo e le loro risposte strafottenti, risultano indubbiamente più “cinematografici” rispetto a persone introverse e studiose (forse proprio per questo, perché le sue inquietudini sono meno “esteriori”, la vicenda di Masha, ragazza più tranquilla e introversa, risulta meno sviluppata). Viene quindi da pensare che l’approccio adottato da Giovannesi abbia, inevitabilmente, comportato una “distorsione” della realtà, o comunque l’esclusione di una fetta importante di questa realtà, finendo per privilegiare personaggi dal profilo e dal comportamento, per così dire, più “cinematografico”, a scapito di altri. Malgrado questi dubbi, il film riesce, qua e là, a cogliere immagini e momenti emblematici. Tra tutti sceglierei quello in cui Nader è in moschea e, mentre prega inginocchiato, si sistema i jeans a vita bassa, immagine che – più di tante parole – dice molto sul processo di costruzione dell’identità dei protagonisti del film. Fratelli d’Italia è destinato prevalentemente alle proiezioni per le scuole: il sito www.fratelliditaliailfilm.it fornisce un numero verde a cui è possibile prenotare matinées con l’eventuale presenza del regista o dei produttori e una sezione contenente alcuni contributi per preparare il dibattito. Titolo: Fratelli d’Italia Nazione: Italia Anno: 2009 Genere: Documentario Durata: 90’ Regia: Claudio Giovannesi Sito ufficiale: www.fratelliditaliailfilm.it Produzione: Il Labirinto Distribuzione: Cinecittà Luce Data di uscita: 7 maggio 2010 (cinema)
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