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FREDDO DI LARS NORÉN A CASALECCHIOIl gioco della violenzadi Andrea Massironi L’odio razziale è il tema che Lars Norén, poliedrico artista svedese dei nostri giorni, sa mostrare in modo rude e asciutto in uno spettacolo scomodo che punta a sconvolgere lo spettatore con la brutale forza delle parole.
Tre giovani trascorrono il pomeriggio in un parco giochi. Seduti tra una giostra per bambini e un castello in legno, parlano di nazionalismo e purezza della razza. Con un linguaggio asciutto e secco, nutrito di luoghi comuni e di violenza repressa, ma pronta ad esplodere da un momento all’altro, i ragazzi fantasticano sul momento in cui avranno la possibilità di uccidere qualcuno, il loro “battesimo” per l’ingresso nella vita adulta. Quando passa di lì Kalle, un loro compagno di origini coreane, ma adottato da genitori svedesi fin dalla più tenera età, i tre iniziano una caccia prima in modo velato, poi sempre più scoperto. Attivando un gioco sadico, simile a quello che il gatto fa con il topo prima di mangiarlo, tra una pacca sulle spalle e un insulto, i giovani porteranno Kalle nell’angolo estremo e lì metteranno in pratica quanto fino a poco prima avevano sognato. Il testo di Lars Norén porta lo spettatore a scontrarsi violentemente contro i risultati di una mancata educazione sociale delle nuove generazioni che comporta il risveglio di un’atavica ricerca di un nemico verso il quale rivolgere il proprio odio nella vuota (e tragica) speranza di sentirsi superiori agli altri. Come dichiarato nel titolo, la cosa che più sconvolge dello spettacolo è il clima gelido che percorre la scena. I tre ragazzi non incarnano lo stereotipo del cattivo: hanno sedici-diciassette anni e hanno ideali forti, anche se sbagliati. La crisi del modello dello stato social democratico svedese si lega nella poetica dell’autore ai temi di disagio, qui incarnati dai tre giovani nazionalisti. I giovani attori dalle teste rasate e i vistosi tatuaggi sui bicipiti riescono a rendere in modo efficace il clima del testo grazie ad una recitazione secca e sopra le linee. La scenografia è significativa perché crea un feroce parallelismo tra il gioco dei bambini e il ’gioco’ instaurato dai tre nei confronti del giovane di origini straniere, ma probabilmente un uso migliore dello spazio scenico e delle potenzilità di movimento offerte dalle strutture lignee montate avrebbero aumentato il valore di una messinscena che a volte risulta eccessivamente statica. Nel complesso il risultato ottenuto dal lavoro di Plini appare non solo interessante dal punto estetico, ma contemporaneamente assume un valore educativo e sociale per le nuove generazioni. Freddo si rivolge ad un pubblico trasversale ed intergenerazionale, fungendo da monito per gli adulti che nella società ricoprono un ruolo educativo e per quei ragazzi che trovano ancora affascinanti slogan che ricordano orrori di un passato ancora recente. Freddo di Lars Norén al teatro Testoni di Casalecchio di Reno dal 29 al 31 marzo
traduzione di Annuska Palme Sanavio Regia: Marco Plini Scene e costumi: Claudia Calvaresi Luci Robert John Resteghini Suono Franco Visioli Assistente alla regia Thea Dellavalle Con: Angelo Di Genio, Michele Di Giacomo, Alessandro Lussiana, Federico Manfredi
http://www.teatrocasalecchio.it
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