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Festivaletteratura, un giorno con Turow e PennacGli scrittori Turow e Pennac ospiti al Festival di Mantovadi Bruna Alasia Secondo giorno di festivaletteratura zeppo di incontri. Alessandro Baricco a Palazzo Ducale per chiarire che "ciò che ci è noto lo chiamiamo civiltà, e quel che ancora non ha nome, barbarie".
Ma a differenza di altri lui pensa che quest’ultima "sia un luogo magnifico". Fantozzi, alias Paolo Villaggio, che veste i panni di protagonista e autore: l’ultimo dei suoi libri titola Storia della libertà di pensiero. Ma che dire di Lorenza Foschini , arrivata con il racconto Il cappotto di Proust che, appena uscito, conta già due edizioni? In piazza Mantegna David Riondino presta sul palco la voce a un comizio di Maestro Eckart, teologo e filosofo, sulla povertà e “il distacco” dal mondo. Tra gli altri sono arrivati anche un grande della narrativa messicana, Carlo Fuentes, il critico e scrittore Alberto Arbasino, il poeta Elio Pecora. Numerosi gli spettacoli di strada di artisti volontari e sconosciuti. La folla affluisce al tramonto verso palazzo Ducale dove incontrerà Daniel Pennac, fortunato autore della saga dei Malaussène, incentrata sul personaggio di Benjemin che, come Pennac, è un insegnante. Al richiamo del suo ultimo libro Diario di scuola accorrono ad ascoltarlo, sono talmente tanti da non poter entrare tutti. Daniel Pennac prende le difese dei “somari”, di coloro i quali hanno paura di non riuscire a diventare la persona che desiderano e da cui ci si aspettano solo conferme che in una società come la nostra il successo è una lotteria. Diario di scuola dice, parla del dolore: delle difficoltà madre-figlio, della potenza delle paure materne che condizionano la vita. Dell’ironia del padre, vissuta nell’adolescenza come un evento “terribile” ma insieme sfida che lo ha aiutato a diventare scrittore. La vita di Pennac è “un banco di scuola e di prova” nella quale è possibile l’identificazione, probabile segreto della sua grande popolarità. L’autore non ama cattedre, accademie e tanto meno le uniformi scolastiche, nuovamente invocate in Italia dal ministro della pubblica istruzione, in quanto sinonimo di una politica autoritaria basata sul controllo. Per le sue battute pronte e salaci, entusiasmo da stadio. E’ ormai buio quando, nella cornice scenografica della cinquecentesca Piazza Castello, accompagnato da Irene Bignardi, arriva Scott Turow. Sorridente, in abito scuro, più giovanile dei suoi cinquantanove anni, non smentisce l’aria dell’avvocato che è stato, e che ancora è part-time e gratuitamente. Lo scrittore americano narra la sua vita, prima che con “Presunto innocente” arrivasse in vetta alle classifiche di tutto il mondo. Toccante la descrizione della complessa relazione col padre, pensando al quale ha scritto Eroi normali, incentrato su un eroe appunto: quello che il padre, medico, diceva di essere stato durante la guerra. "Ho scoperto – continua Turow - facendo delle ricerche storiche, che non era mai andato nei luoghi che raccontava. Non un eroe, un disonesto. Ma ho voluto creare il personaggio nel modo in cui si era rappresentato, per fargli omaggio dopo la morte e per recuperare il rapporto con lui". Scott Turow, l’inventore del “legal thriller” parla de La legge dei padri, un romanzo sugli anni sessanta, come il tentativo di raffigurare un periodo sul quale, ancora oggi, non è stata fatta chiarezza. "Il ’68 – per lui - è sottostimato. Grandi cambiamenti hanno percorso il pianeta: l’emancipazione della donna, l’antimilitarismo, la battaglia contro il razzismo… difficile scrivere sul tema, raccontare tutto quello che c’era prima". Nel 2003 Mondadori ha pubblicato Punizione suprema. Una riflessione sulla pena di morte che considera ingiusta per ragioni non soltanto etiche: poiché non è possibile immaginare un sistema giudiziario infallibile – sostiene Scott Turow - poiché l’errore è una regola umana, la condanna di un innocente è sempre possibile: per questo la pena di morte è illegale". Confessa di tifare per Obama e si dice fiducioso che vincerà: "Ma poiché Barak è un avvocato come me, come me di Chicago, nonché amico di vecchia data, è normale che se un amico corre per la presidenza degli Stati Uniti si speri che vinca". La platea approva. Sotto il cielo stellato di Mantova, città d’arte e di cultura, il pubblico attento non abbandonata la piazza, ma si mette in fila paziente per ricevere sull’ultimo libro di Turow una dedica con autografo.
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