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"Feu Mathias Pascal" a "Il Cinema Ritrovato 2009"Il film di Marcel L’Herbier presentato con una partitura firmata da Timothy Brockdi Marco Bellano Luigi Pirandello fu uno dei primi intellettuali italiani ad essere in grado di comprendere il cinema in maniera completa e articolata: della nuova arte riuscì infatti a cogliere i pregi, come molti altri, ma anche i potenziali rischi, tra cui una latente "meccanizzazione" dell’atto creativo e una tendenza alla semplificazione del linguaggio letterario. I Quaderni di Serafino Gubbio operatore, romanzo del 1915, compendiano la preoccupazione pirandelliana sul cinema in maniera chiara e drammatica.
Non sorprende, allora, trovare una costante diffidenza di Pirandello nei confronti di riduzioni cinematografiche dei propri romanzi. Il Feu Mathias Pascal di Marcel L’Herbier (1925) fu forse l’unica, significativa eccezione. Il regista francese godeva di ampia stima tra i letterati europei dell’epoca e il suo film tratto da Pirandello ebbe senz’altro a rafforzare il suo prestigio: l’adattamento dello stile narrativo al linguaggio cinematografico e di rara intelligenza, come testimonia la resa raffinata e convincente della molteplicità di registri del romanzo. Feu Mathias Pascal riesce a contaminare con disinvoltura umorismo, paradosso e tragedia senza alcuna forzatura o prolissità (nonostante la durata di quasi tre ore), evitando però ogni eccessivo servilismo nei confronti del testo originale. L’Herbier sfrutta pienamente il linguaggio maturo del muto, rendendo ogni espediente visuale (dalle disoolvenze alle sovrimpressioni, dal ralenti alle chiusure ad iride) assolutamente organico al dispositivo narrativo. Forse solo la licenza presa nel finale (Mattia Pascal, in maniera abbastanza improbabile, riesce a "regolarizzare" il suo stato civile e a sposare Adriana Paleari) solleva perplessità, che comunque non vanno a sminuire il valore dell’opera nel suo complesso. La presentazione della pellicola restaurata il 28 giugno al Teatro Comunale di Bologna, in occasione de "Il Cinema Ritrovato", è stata accompagnata dall’esecuzione di una nuova partitura musicale composta per l’occasione da Timothy Brock. La musica di Brock ha scelto un linguaggio sinfonico di stampo tradizionale, oscillante tra contaminazioni barocche (sottolineate dall’uso del clavicembalo), reminiscenze classiche (nella scena della festa di paese dove Mattia incontra la sua futura moglie appare quella che pare una citazione dal primo movimento della Sonata K. 331 di Mozart) ed ampiezze melodiche da grande cinema americano. Oltre alla qualità del lavoro di orchestrazione, ha colpito la fantasia di questa pagina di musica: nelle tre ore di durata, è stata presentata una quantità considerevole di temi, tutti di spiccata personalità e dunque facilmente memorizzabili e riconoscibili all’ascolto. La struttura del lungo film di L’Herbier ne è risultata chiarificata e valorizzata: si spera che il lavoro di Brock non debba aspettare molto per essere ripresentato, e che anzi abbia la diffusione che merita. Troppo spesso certe notevoli partiture composte per la presentazione di film muti in festival o rassegne vengono poi dimenticate, o diventano quantomeno molto difficili da reperire e riascoltare. Un’edizione del Feu Mathias Pascal per l’home video accompagnata dalla partitura di Brock sarebbe di grande valore artistico e documentario: si spera nella lungimiranza (già dimostrata in altre occasioni) de "Il Cinema Ritrovato", della Cineteca di Bologna e dei suoi partners.
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