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"Flatlandia"Un mondo a due dimensionidi Eugenia De Nicola Domenica 11 Gennaio 2009, al Teatro Aurora Marghera è andato in scena in prima assoluta Flatlandia, l’ultima produzione di Questa Nave, tratto dall’omonimo romanzo di Edwin A.Abbott, di e con Francesca D’Este e Silvia Gribaudi, per la prima tappa del progetto “Scienza a Teatro”.
Flatlandia è un romanzo di genere fantastico scritto verso la fine del 1800 da Edwin Abbott, un abate, nonché pedagogo inglese, il cui intento principale era rendere lo studio della geometria più allettante agli scolari, ma è riuscito ad andare ben oltre. Il protagonista del romanzo è un quadrato, abitante del paese di Flatlandia, in cui gli abitanti sono tutti poligoni regolari che vengono giudicati socialmente in base alla quantità di lati che hanno; in realtà non sono tutti poligoni, perché le donne ad esempio sono linee rette, il che la dice lunga sul posto da esse occupato nella scala gerarchica del paese. Su Flatlandia vi sono solo due dimensioni e i poligoni vedono sé stessi quindi non nella loro interezza, bensì “di lato”, e così appaiono gli uni agli altri come tanti segmenti che scivolano nell’universo piatto e che per farsi riconoscere hanno un segnalatore luminoso posto su uno dei vertici. La cosa comincia a farsi complicata, e infatti la danzatrice Silvia Gribaudi e l’attrice Francesca D’Este interrompono l’inizio dello spettacolo con una specie di “a parte” piuttosto ampio, in cui si rivolgono direttamente al pubblico per spiegare con molta autoironia la trama e l’approccio minimalista e simbolico da loro scelto per rappresentare il testo, narrazione da un lato e danza che esprime concetti geometrici dall’altro. Francesca D’Este interpreta il quadrato narratore nel romanzo, mentre una voce di bambino fuori campo interpreta in brevi momenti il nipotino di questo, un esagono piuttosto curioso che riempie il nonno di domande. Vuole sapere se esiste a³ dato che il nonno è a²: ma la terza dimensione non esiste su Flatlandia e il bambino non ottiene risposta. Da quel momento però il nonno-quadrato comincia ad avere strani sogni in cui apprende l’esistenza di altri mondi: Linelandia, dove uomini e donne sono segmenti che vedono per tutta la vita solo due punti e Pointlandia dove la visione è ancora più limitata. Infine riceve davvero la visita di una sfera che gli fa scoprire un mondo in cui esiste l’altezza e quindi la terza dimensione, dove si possono addirittura vedere le viscere degli altri e il quadrato finisce allora in carcere per aver diffuso una verità a cui nessuno può credere, e scriverà la sua storia per noi, abitanti “tridimensionali”. I messaggi di questo testo sono tanti quanti le dimensioni possibili e immaginabili, perché si tratta anche di una satira della società vittoriana, ma in uno strato più profondo è la ricerca da parte dell’uomo di realtà o entità superiori, l’immaginare l’esistenza di qualcosa di sconosciuto ma che non per questo non esiste; di aprire la propria mente ed eliminare la presunzione che ci fa pensare di sapere già tutto, anche se la scoperta di una realtà “altra” genera inizialmente angoscia (esempi cinematografici sono The Truman Show e Matrix). È un testo molto educativo e la metafora della geometria funziona bene; quanto allo spettacolo, pur presentando molte buone idee di rappresentazione visiva, dava l’impressione in alcuni momenti di non essere stato provato a sufficienza, soprattutto nel momento metateatrale in cui le due interpreti non sempre erano in sintonia e parecchie distrazioni nel dire le battute spezzavano un po’il ritmo e il coinvolgimento dello spettatore. Tuttavia il taglio ironico e l’atteggiamento complice con lo spettatore dato dalle due interpreti hanno reso lo spettacolo molto piacevole e interessante. Liberamente ispirato a Flatland di E.A.Abbott
Da un’idea di Francesca D’Este- Progetto Scienza e Teatro
Di e con Francesca D’Este e Silvia Gribaudi
Luci David Casagrande Napolin
Una produzione Questa Nave
Durata 1 h circa
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